DEL NERI-MAROTTA: CROCE O DELIZIA?

E’ un Del neri saggio, positivo e ottimista quello che si appresta (ha già iniziato) ad intraprendere il campionato con la Juve, con la squadra rivoluzionata ma (secondo molti, non secondo lui) incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore di qualità in grado di fare davvero la differenza.

Guarda con validità tutte le mosse di mercato di Marotta, anche quelle che recano più scetticismo, e non si dimostra mai insoddisfatto, anzi, riesce a dare sempre una spiegazione logica e tattica a tutte le domande. E questo sembra essere proprio una delle sue qualità maggiormente da lodare e che lo ritengono degno di essere allenatore della Juve: La non ricerca dell’alibi infortuni, il non preoccuparsi dello scetticismo che lo circonda, del rischio esonero, la difesa dell’appeal della Juve, e soprattutto la volontà di non snobbare una competizione importante e prestigiosa come L’Europa League. Alcune delle spiegazioni che ha dato, però, continuano a suscitare dubbi. Alla domanda sulla qualità degli acquisti in difesa Traorè e Rinaudo, lui risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie, e se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa, che magari sarà vinta, in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus si stanno assorbendo gente come Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Del neri cade in contraddizione quando ha detto “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, il top player e il giocatore che serviva alla Juve. Per quanto riguarda Diego, spiega che con Quagliarella si ha più presenza in area di rigore, ma comunque ammette che al di là di un discorso esclusivamente tattico, c’era qualcos’altro nei motivi della cessione del brasiliano. Un semplice gusto personale di Marotta? Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore che ha delle qualità, ma che le ha dimostrate davvero (e in maniera discontinua comunque) solo nella passata stagione (a 26 anni) e nel Catania, tra l’altro in un ruolo troppo difensivo per lui e che, anche se ha già conosciuto in nazionale, non lo distoglie dal fatto che non gli appartenga (in nazionale tutti sono disposti a sacrificarsi), non sembra la decisione giusta, soprattutto in virtù delle necessità della Juve e del prezzo per cui è stato acquistato. Con più pareri concordi è invece la spiegazione tattica su Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo), e le  parole di elogio su Felipe Melo, che Del neri (e per questo bisogna dargli merito) sta nuovamente rigenerando. E sensato mi pare anche il discorso su Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tantissimo alla Juventus non c’è nessun dubbio.

Ma dopo tutto ciò, quindi, dove può arrivare la Juve? Qual è l’obiettivo minimo? E’ evidente che, in questo senso, ci sia stato un ridimensionamento, o comunque una riduzione dei sogni: se a Giugno l’allenatore della Juve non si poneva barriere, ma si limitava a dire “l’obiettivo è fare il più possibile”, non chiudendo del tutto le porte al pensierino scudetto, ora si sta delineando una squadra che è la quarta forza del campionato, dopo le milanesi e la Roma. Ed è proprio il quarto posto, ovvero la Champions, l’obiettivo minimo di questa squadra. Dove arriverà questa Juve, con un allenatore bravo, esperto di tattica, motivatore, ma a cui piace di più lavorare con 11 soldatini che eseguono alla perfezione uno schema, che con qualche campione in più, magari meno disciplinato, ma con più estro, in grado di fare la differenza da solo, lo sapremo solo tra 9 mesi. Potrà essere molto in alto, o potrà essere l’ennesima stagione fallimentare, oppure una via di mezzo; l’importante è non illuderci ora per poi rimanere delusi a fine stagione, come è successo negli anni scorsi.

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