UN PASSO AVANTI E UNO DIETRO

Tutto ti potevi aspettare dalla Juventus di oggi: una vittoria grazie al colpo di qualche suo giocatore che avrebbe allontanato le critiche, un semplice pareggio da considerare comunque un passo avanti, o una sconfitta che si sarebbe dimostrata una conferma che Del neri avrebbe dovuto ancora migliorare molto.

Ma dopo la partita contro il Bari, dove ciò che è mancato è stata soprattutto l’incapacità dei giocatori di costruire un’azione da gol degna di essere chiamata tale e di imporre il gioco sugli avversari, ti saresti potuto aspettare sicuramente passi avanti da questo punto di vista, ma nessuno avrebbe potuto immaginare che la difesa composta dai due centrali titolari azzurri, e da altri due giocatori bravi e di valore, avrebbe potuto subire 3 gol in casa: ecco accaduto. Così, se si poteva fare un plauso alla Juve per il carattere e anche il gioco (o quanto meno la qualità e lo spunto dei campioni), invece si continuerà ancora a criticare Del Neri, per una partita che, come si era messa nella ripresa, doveva essere vinta, anche per il semplice motivo che ti chiami Juve. Tutti si aspettavano i neo acquisti Traorè, Aquilani e il recuperato Iaquinta, invece con Motta, Bonucci e Chiellini, davanti a Storari, ha giocato De Ceglie, tra Krasic e Pepe, accanto a Melo si è imposto il recuperato Marchisio, e in avanti si è data fiducia alla coppia (secondo alcuni incompatibile) di Bari Del Piero-Quagliarella. L’avvio è stato sicuramente migliore rispetto a Bari, se non altro per il possesso palla. La squadra è andata più volte vicina al gol, soprattutto grazie alle iniziative degli attaccanti, vogliosi di segnare, Del Piero e Quagliarella. Ma non sono mancati, purtroppo, le tante imprecisioni, e se prima Felipe Melo scivolando e regalando palla a Palombo che ha mandato Pozzi davanti al portiere deve ringraziare solo Storari per la grande parata, verso la mezz’ora nulla ha potuto la Juventus, quando su una ripartenza doriana Cassano ha evitato Motta, passato al centro un pallone, velato da Koman, che Pozzi si è trovato davanti e che, con un grande e preciso destro, a mandato in rete nell’angolino basso. Allora dal quel momento s’è svegliata la Juve, e soprattutto si sono svegliati i centrocampisti: cross di Quagliarella, sponda di testa di Krasic e grande inserimento di Marchisio concluso con un fulmineo destro che Curci ha solo potuto vedere dietro la sua porta: 1-1, anche inaspettato. La ripresa non presenta novità negli uomini, ma nella motivazione sì. La Juve sembra più aggressiva, ma soprattutto crea gioco. E così da un cross sulla destra (molto bello) di Krasic, la palla carambola a due passi dalla porta tra Pepe e Quagliarella, sarà il primo a mettere a rete il più facile (ma anche in fuorigioco, bisogna dirlo) dei gol. A quel punto sembra fatta: Del Piero incanta su punizione e sfiora il gol che gli avrebbe permesso di agguantare Boniperti nella classifica dei gol in Serie A nel giorno del 17° compleanno con la maglia bianconera; Krasic impazzisce, conquista il pubblico, e inizia ad effettuare slalom che ricordano il Nedved dei tempi migliori. In un’azione soprattutto, quando su una ripartenza dalla propria trequarti, il motorino biondo brucia due giocatori con uno scatto fulmineo prima e con un sombrero poi, e si immola velocissimo verso la porta, correndo per metà campo, davanti al portiere, però, mostra poca lucidità e gli spara addosso. E allora pareggia la Samp con un’azione targata Palombo-Cassano che sorprende tutta la nostra retroguardia. Ma la Juve non molla, e una giocata di Pepe sulla sinistra, col pallone che si ferma sul palo, scaturisce un altro facilissimo (ma, ahimè, anche questo in fuorigioco) gol, il primo in bianconero per Quagliarella. Ma se l’attacco, finalmente c’è, è la difesa che non funziona, e su cross di Marilungo si fanno sorprendere ancora una volta Motta ma, soprattutto, Bonucci: Pozzi lo anticipa e porta il risultato sul 3-3. Allora Del neri si gioca le carte Aquilani e Iaquinta, levando gli esterni e giocando con le 3 punte. La Juve gioca altri 5 minuti di fuoco, sfiorando il gol con Del Piero prima, Quagliarella poi che non arriva su un cross teso, Iaquinta che si vede parare con un miracolo un sinistro ravvicinato, e Melo che si rivela sfortunato colpendo di testa un pallone che sfiora il palo a Curci, questa volta, battuto. Finisce così 3-3, con una Juve in crescita sul piano del gioco e della pericolosità in avanti, ma che ha commesso errori nei disimpegni e, soprattutto, in difesa che non sono ammissibili, è rovinano tutto quello che di buono è stato visto. Inammissibile come la classifica, che ci vede con un punto in due giornate, e come le parole di Del Neri: “Non illudiamoci, non lotteremo per lo scudetto”. Sarà anche vero, ma dirlo in pubblico significa ridimensionare una squadra da 105 anni di storia ultragloriosa, perché la Juve, solo perché so chiama Juve, deve puntare sempre in alto. Con questo non voglio dire che i due ex Samp non stiano lavorando bene, il progetto ci deve portare a vincere tra qualche anno, ma che Marotta e Del neri si rendano conto dove sono, e per quale società lavorano.

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