VI PREGO, BASTA DAVVERO

E’ una sensazione brutta, orribile, di impotenza, quasi. Una squadra (chiamata Juve, da sottolineare il particolare) che in due partite consecutive, giocate entrambe in casa, segna sei gol, ma ne subisce altrettanti, e totalizza due punti in due partite (di competizioni diverse).

Già l’altra volta avevamo parlato di com’era inammissibile prendere 3 gol in casa dalla Samp, figuriamoci da una squadra polacca, di cui non ricordo neanche il nome (ora l’ho letto, Lech Poznan), figuriamoci da un attaccante lettone, tale…Rudnevs (!).
Non vorrei dire una cavolata, ma forse mai nella sua gloriosa storia la Juve è mai caduta così in basso. E non tanto per i risultati (i cicli passano, è vero), ma soprattutto per l’incapacità mostrata dai calciatori di portare a casa i tre punti, anche con avversari dilettanti, da una situazione d’impotenza mai captata precedentemente.

E pensare che prima di questa partita, tutti, anche i più pessimisti (come me in questo momento) erano convinti di portare a casa la vittoria. Anche Del Neri, che ha effettuato un ampio turn over, a cominciare da Manninger tra i pali, Grygera per Motta a destra, Legrottaglie per Bonucci in mezzo, Sissoko per Marchisio a centrocampo, Lanzafame al posto di Pepe sulla sinistra, e l’esordio di Iaquinta dal primo minuto, a far coppia col solito Del piero, in attacco.

Del resto, gli avversari si chiamavano Rudnevs, Kotowsky, Pensztko, neanche Pozzi o Donati.

Ma che la partita si sarebbe messa subito male, si è capito già dopo pochi minuti, quando i fantasmi della scorsa stagione ritornano, e Felipe Melo (uno dei meno peggio, comunque) atterra ingenuamente Rudnevs in area: calcio di rigore, che tale giocatore (mai mi sarei aspettato di nominarlo in un mio posto così tante volte) trasforma con freddezza. La Juve cerca di reagire, ma in campo si vede una squadra disordinata, spaesata, incapace di costruire un’azione decente da gol. L’unica palla buona capita a Lanzafame, che spreca in malo modo, come a nessun’altra ala della Juve ho visto mai fare (aveva tutto il tempo per stoppare e calciare, ha invece colpito talmente male che la sua conclusione è diventata un’impossibile assist per Krasic). E come se non bastasse, arriva il raddoppio, azione confusionaria in area, Legrottaglie, De Ceglie e Lanzafame ballano, s’impappinano, e ancora Rudnevs raddoppia a due passi. Per lo meno la Juve, con tutti i problemi che si ritrova, non ha ancora perso l’orgoglio, e caparbiamente con Chiellini riacciuffa il pareggio su un’azione nata da una punizione, con un colpo di testa regalatogli dalla retroguardia avversaria. Ma questo solo a fine primo tempo, prima si era vista una squadra nulla, i terzini spingevano disordinatamente (De Ceglie è anche uscito per infortunio), a centrocampo dominava l’anarchia, e i più bravi tecnicamente erano impossibilitati a creare gioco.

Per fortuna la situazione migliora nella ripresa: Felipe Melo è più intraprendente, Krasic ritorna il funambolo di domenica, Del Piero inizia a comporre poesie; ma il gol arriva sempre da palla inattiva, e sempre da Chiellini. Non ci fosse stato lui, difensore, ora staremmo a parlare di una partita finita ancora peggio. Nel secondo tempo, comunque, da una situazione di mancanza di idee, si passa a idee confusionarie, ma le azioni si creano, soprattutto grazie a Krasic. E quando Del Piero aggiunge un’altra perla, alla sua strepitosa carriera (sinistro a giro da 35 metri) sembrava addirittura fatta. Ma questa volta, neanche il 36enne definito da molti “finito” è riuscito a togliere le castagne dal fuoco, perché al 92° vedi partire un tiro che non t’aspetti, da 40 metri, di sinistro, traiettoria diritta, e la palla che finisce del sette. Colpo di fortuna? No, un altro gol di Rudnevs, e dopo che questo ne aveva già fatti due ai bianconeri, non si poteva considerare colpo di fortuna più.

La verità è che siamo diventati oramai lo zimbello del campionato, lo zimbello dell’Europa. Di Juventus si ha l’impressione che sia rimasto solo il nome e il prestigio, ma la realtà è che tutte le squadre vanno a giocarsela con i bianconeri per nulla intimoriti, e con la consapevolezza di poter fare risultato, e senza nascondere per nulla le proprie intenzioni: basta vedere le parole dell’allenatore polacco alla vigilia della partita di ieri, ma anche quelle di Zapata di oggi (“Contro la Juve per vincere”) per comprendere qual è la situazione.

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