FINALMENTE LA STRADA GIUSTA

Finalmente. Era la parola che mancava da molto tempo alla Juve. Finalmente, perché la Juve ha finalmente vinto, ha finalmente convinto, ha finalmente dominato, ha finalmente mostrato buon gioco e solidità in difesa. Era la boccata d’ossigeno che serviva a questa squadra, dopo partite in cui ha fatto molto, ma sbagliato altrettanto.

Sono arrivati i 3 punti, i primi di questo campionato, ma soprattutto è arrivato dopo molto tempo quel tanto atteso giorno dove tutti i tifosi bianconeri possono dire che almeno “hanno visto giocare la Juve”. Perché 4 gol a Udine, in uno stadio dove da 3 anni perdevamo e prendevamo solamente batoste, non sono cose da tutti i giorni, e non è un risultato da squadre normali, ma da squadre che hanno comunque un buon potenziale, che, nel caso nostro, si fa fatica ad esprimere.

Non si può dire ciò domenica, dove per la prima volta si è forse davvero visto il gioco del 4-4-2 di Del Neri, che tuttavia non ha presentato novità negli uomini: fiducia ai giocatori fino ad ora più utilizzati, da Felipe Melo a Del Piero, e l’unica novità in difesa a sinistra, dove, vista l’indisponibilità di De ceglie e Traorè, ha avuto spazio Grygera. L’avvio è stato comunque fortunato, perché fare gol dopo pochissimi minuti dopo una rocambolesca mischia d’aria porta sempre un’iniezione di fiducia, e così è successo: punizione di Del Piero, sponda di Melo, ginocchiata di Bonucci (o autogol di Coda) e palla che lentamente s’insacca alle spalle di Handanovic, è 1-0. Ma da quel momento si è vista la vera Juve: una coppia centrale ottima che unisce l’eleganza di Bonucci alla solidità di Chiellini, un reparto di centrocampo che può contare nella grinta di Melo (anche lui è tornato, il vero), l’universalità di Marchisio, la sostanza e il sacrificio di Pepe, le volate di Krasic, e l’attacco con Del Piero distributore di palloni e Quagliarella che tenta sempre cose impossibili. Una di queste, gli riesce quando, su contropiede e cross del solito Krasic, spizza il cross rasoterra sul primo palo di tacco. Una pura magia alla Bettega, che non si vedeva alla Juventus da moltissimo tempo, che porta al raddoppio. Ma lo spettacolo non finisce qui: finale di tempo, ripartenza orchestrata da Del piero, che sembra davvero quello dei tempi migliori, ancora a largo per Krasic, e cross morbido che Marchisio trasforma in una cannonata al volo di sinistro: spettacolo puro. E così si conclude il primo tempo. Nella ripresa non bisogna far altro che gestire il risultato e le forze, ma anche questa era una dura prova per la Juve, che si è vista più volte nelle ultime apparizioni rimontare; tuttavia, possiamo davvero dire che, a parte un’incursione nel primo tempo di Sanchez, fermato da Chiellini, Storari ha finalmente osservato la partita da assoluto spettatore. Tutti segnali positivi, anche dai giocatori subentrati: Legrottaglie, Sissoko, ma soprattutto Iaquinta, che, entrato per far rifiatare Del piero, realizza, servito da Marchisio, il gol del 4-0. E a questo punto accade forse il fatto più degno di attenzione del match: se Quagliarella, per la seconda volta consecutiva, segnano alla sua ex squadra non ha esultato, Iaquinta, a causa di vecche ruggini col popolo friulano, alimentate anche dai fischi al suo ingresso, ha esultato in maniera rabbiosa e provocatoria, provocando un ulteriore reazione da parte dei tifosi di Udine, e un battibecco col presidente Pozzo. La mia opinione (potrei andare controtendenza) è che l’atteggiamento di Iaquinta è stato giusto: tralasciando il rapporto con la tifoseria, ma mi può spiegare qualcuno perché Quagliarella ha fatto due gol con la Juve, a due sue ex squadre, e ancora non ha mai esultato, oppure Amauri, che ha Napoli è stato 5 mesi, giocando 5 partite, 6 anni fa, quando segnò nel 2008 non esultò, e poi vedi che ex bianconeri non solo esultano quando segnano, ma per evitare malintesi lo annunciano prima della partita “se segno esulto”? Sentirsi dire queste cose anche da un Giovinco, Criscito, Zebina qualunque, fa comunque male.

La cosa fondamentale, nonostante tutto, è che si è ritornati alla vittoria, e si è tornati ad essere ottimisti. Quello che serve ora, è la continuità, perché questa è l’unica arma per poter dire davvero che la Juve è cambiata. Ci siamo illusi troppo spesso dopo appena una vittoria in questi ultimi anni, ed è bene che non si faccia lo stesso errore anche questa volta, per poter dire, veramente, “finalmente”

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