UN NUOVO NEDVED INCANTA TORINO

Improvvisamente si è tornati indietro di 2, 3, 4, 5, 6, 7 anni. Si è tornati a quando sulla fascia svolazzava una straripante forza fisica bionda, tutta grinta, velocità, tecnica, classe e potenza, che ti decideva le partite, da protagonista e da gregario.

Domenica sembrava che il tempo si fosse fermato a quella calda giornata (l’ultima di campionato del 2008-09) primaverile, a quella partita che aveva interrotto un ciclo, aveva visto ritirarsi dal calcio giocato un pezzo di storia recente bianconera.

Lo stesso Nedved, che aveva visto l’umiliante sconfitta contro il Palermo, aveva dichiarato “Juve, torno a giocare io!” E sembra che questa provocazione si sia avverata davvero: domenica sera in campo c’era lui. Gioca sulla fascia, viene dall’Europa dell’est, è veloce, potente, ha una chioma bionda per capelli, e soprattutto fa gol, da qualsiasi posizione. Ha perfino una figlia chiamata con nomi poco originali. Cambia solo il cognome: non Nedved, ma Milos Krasic. E’ lui il cuore, l’anima e il talento di questa nuova Juve, è lui la nuova furia ceka, anzi, furia serba. E Del Neri sia l’altro ieri, ma anche nelle partite precedenti, deve ringraziare soprattutto lui per le vittorie.

Chi credeva che di Nedved avesse solo i capelli, si è sbagliato. Gli manca solo quel tocco di classe che distingue un fenomeno da un campione, ma questo solamente perché di Nedved ne esiste solo uno, e non esisteranno più. Però il suo sosia, in campo e fuori, è lui.

Ha detto Del Neri che la Juve è “Krasic-dipendente”, ecco perché ha schierato un modulo e un 11 in campo ideale per poter far esprimere al meglio il serbo: Storari tra i pali, la conferma di Bonucci-Chiellini e di Grygera a sinistra, la novità Rinaudo a destra e Aquilani al centro del campo con Melo, Pepe a sinistra di centrocampo a garantire quantità e qualità, e in avanti un attacco che potesse approfittare dei cross dalle fasce con Amauri e Iaquinta. La partita si è messa subito nel verso giusto: punizione in mezzo di Pepe, corta respinta della difesa sarda e Krasic con un preciso rasoterra al volo dal limite segna il primo gol. E’ già festa, ma a doccia freddo arriva un “inaspettato” (non per la difesa della Juve) pareggio: Lazzari supera Rinaudo, mette in mezzo, Chiellini si dimentica Matri che a due passi pareggia. Sembrano essere tornati i fantasmi delle ultime partite, ma nel momento più difficile ci pensa ancora lui: cross sulla sinistra di Pepe, ottima diagonale offensiva e zampata del biondo, che sigla la sua prima doppietta con la Juve, alla faccia di chi diceva che segnava poco. Nella ripresa la Juve amministra, e trova il gol del 3-1 con una solita carambola e col solito (in queste circostanze) Bonucci, sicuramente meglio quando attacca che quando difende. La ciliegina sulla torta arriva ancora da Krasic, autore di un’altra splendida azione personale sugli sviluppi di un corner, e un gol deviato. Alla fine del match da segnalare la solita disattenzione difensiva (questa volta di Legrottaglie, entrato per Rinaudo, e Bonucci) e il raddoppio di Matri, e il brivido per una brutta distorsione alla caviglia per Amauri. Per fortuna non è nulla di grave. La Juve raccoglie questi 3 punti fondamentali, ora la aspettano due partite di fuoco, che possono davvero segnare il suo destino e sancire l’autostima dei giocatori. Con un Krasic così (che ricorda Nedved anche per l’umiltà, molto critico per la sua prestazione nonostante la tripletta) si può, comunque, essere ottimisti.

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