OTTOBRE: IL MESE DELLA CRESCITA

Sembrerebbe un paradosso, ma è così.

Fino ad un mese fa la Juve veniva vista come una squadra con tante difficoltà e in cantiere aperto. Ora, dopo due pareggi, è quasi maturata la convinzione che questa squadra sia capace di giocarsela con chiunque in tutto e per tutto. Sembrerebbe un paradosso perché manca un particolare importante: i pareggi sono arrivati a Manchester e a Milano contro City e Inter, non due squadre qualunque. La convinzione di questo presunto salto di qualità è dovuta da due aspetti principalmente: la dimostrazione di potersela giocare a viso aperto e alla pari, e soprattutto una difesa, la peggiore del campionato, capace di barcollare, ma di non mollare, in 180 minuti contro gente chiamata Tevez, A. Jonsohn, Adebayor, Milito, Eto’o, Snejider. Fatto non di poco conto.

La maturazione della squadra di Del Neri è stato frutto di un (almeno per ora) netto miglioramento della fase difensiva. Soprattutto l’innesto di Grygera, non un campione, ma un umile gregario, ha portato quell’equilibrio che mancava. Poi la presenza di uno come Chiellini, non può che infondere grinta alla squadra. Perfino Rinaudo (anche sfortunato, è stato operato alla spalla, starà fuori 3 mesi) è riuscito a contribuire in questa fase della stagione al miglioramento difensivo. De Ceglie e Motta hanno dimostrato qualche segnale di crescita importante, Bonucci, seppure con qualche errore di troppo, sembra essere ottimo colpo, di prospettiva.

Ma una grande crescita, si è presentata anche a centrocampo. Krasic, dopo i buoni segnali dati ad inizio stagione, si è ufficialmente affermato l’arma in più di questa squadra. Marotta ci ha visto molto bene. Aquilani è davvero in grande crescita: la Juve sembra aver trovato il regista che le manca da 5 anni. Pepe, Marchisio, sono fondamentali per gli equilibri, e anche Sissoko, dalla prova di Manchester, sembra essere tornato quello di un tempo. Ma la vera sorpresa di inizio stagione è stata Felipe Melo: mai a questi livelli, neanche a Firenze o con la Nazionale. E nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Saggezza tattica, buona tecnica, un sacco di palloni recuperati e le solite incursioni centrali, tuttavia sempre ben riuscite e mai improvvisate. Il merito di questa rinascita è suo, ma anche di Del Neri.

E l’attacco? In questo avvio di stagione alla Juve è successo quello che ti aspettavi non succedesse, e non è successo quello che ti aspettavi invece accadesse. Il reparto formato da Iaquinta, Amauri, Del Piero e Quagliarella sembrava il puù mediocre, invece ha smentito tutti a suon di fatti, gol e prestazioni: Amauri, tra mille acciacchi, ha dimostrato ad inizio anno e nelle uniche due partite di campionato giocate da lui, di essere un altro rispetto alla passata stagione; Iaquinta forse non ha più la corsa e lo scatto di un tempo, ma ha già segnato 3 gol in pochissime apparizioni; Quagliarella seppure ad intermittenza ha già messo in mostra le sue caratteristiche migliori, e con l’Inter mi ha dato l’impressione di non essere solo un giocatore capace di gol impossibili ma troppo discontinuo nel corso della partita, bensì di essere fondamentale da un punto di vista tecnico, tattico e qualitativo, per la Juve di Del Neri. E Del Piero? Il capitano, a quasi 36 anni suonati, è ancora il più in forma, e forse l’unico insostituibile della squadra. Non se questo possa essere un motivo di vanto o una mancanza per la Juve, fatto sta che, vedere 17 anni dopo il Capitano ancora con la maglia della Juve, ed essere decisivo, lui che da 12 anni danno per finito, mi riempie solo d’orgoglio.

Siamo ancora ad Ottobre, la stagione è appena iniziata, e tuttavia, rispetto al mese precedente, già si sono notati nei meccanismi di Del neri netti miglioramenti. La speranza è che si continui con questa lenta ma progressiva crescita, per essere davvero ‘no limits’, ma senza illusioni.

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