CONTRO LA DISINFORMAZIONE, PER LA GIUSTIZIA

Sono passati 5 anni, ma Calciopoli è ancora lì, è ancora vivo. Soprattutto per il processo penale che si appresta a giudicare Moggi, e grazie alla difesa degli avvocati dell’ex dg della Juventus, che ha scovato 187 nuove telefonate che “condannerebbero” l’Inter, trascritte anche dal procuratore Palazzi.

Ora, è chiaro (questa è la mia idea) che bisogna prendere tutto per le pinze, osservare da un punto di vista, il nostro, che deve essere chiaro e oggettivo, ma è altresì esplicito come non si può continuare a negare l’evidenza, e a vivere nella menzogna, come purtroppo succede.

Visto tutto ciò che è evidente (dalle intercettazioni) che ha fatto Moggi, ma visti anche i modi, i tempi, e ciò che è stato preso in considerazione nella sentenza dell’estate 2006, e visto soprattutto l’ultimo filone di intercettazioni, che coinvolge la buon’anima di Facchetti (ma il fatto che sia morto non vuol dire che non possa essere accusato), e vari membri di rilievo nel mondo societario e arbitrale nel calcio in quel periodo, 2 sembrerebbero essere gli scenari apribili: o le telefonate agli arbitri, dato che venivano fatte da tutti, non potevano delineare a prescindere l’esistenza di una cupola (e i presunti favori arbitrali, visualizzati in poche parole nelle ammonizioni date a giocatori di squadre che avrebbero successivamente giocato con la Juve, o le sviste degli arbitri partecipi alla “cupola”, in termini statistici hanno dimostrato che il fatto non sussiste) e pertanto Moggi (come Facchetti e tutti gli altri) sono innocenti, oppure, così come è stato punito Moggi, dovrà essere punita anche l’Inter.

La verità, è un’altra: E’ chiaro che in quel calcio c’era qualcosa che non andava, parlare con gli arbitri, anche solo per salutarli, è una questione moralmente sbagliata, ma, se Moggi (e la Juve) è stato condannato per intercettazioni in cui indicava ai designatori “metti lui, poi metti lui qua, ecc.”, Facchetti (e l’Inter), che magari non usavano lo stesso tono, ma utilizzavano più “ars dicendi”, più (in un certo senso) “classe”, nel dire agli arbitri “con te abbiamo fatto 13 v, 13 p, 13 s, il chè non è un ruolino entusiasmante; tu conosci la situazione, pertanto, agisci di conseguenza”, non possono essere definiti estranei, vittime, di tutto ciò che gli circondava. Sono stati penalizzati Milan, Fiorentina e Lazio per reati meno gravi rispetto a quelli di Moggi, ma molto simili a quelli dell’Inter. E’ stata penalizzata addirittura la Reggina, ma che potere poteva avere Foti di fronte a colossi del mondo del calcio?

E l’Inter? Non solo non è stata condannata, ma gli è stato regalato uno scudetto, in cui era arrivata terza, e gli è stato permesso do aprire un ciclo di vittorie, dovute (diciamocelo chiaramente) fino all’anno scorso per mancanza di avversari degni. Ecco perché la revoca di quello scudetto dovrebbe essere una conseguenza indubbia, e in più, una penalizzazione in questo campionato, non vorrebbe dire scendere dalle nuvole, e non sarebbe cosa da poco, per quantomeno iniziare ad avere giustizia: se si vuole tutto subito, non si otterrà mai niente.

Ma, al di là di queste pratiche giudiziarie, che, ultimamente, visto che la Juve e l’Inter oggigiorno hanno problemi diversi, e l’accesa rivalità post-calciopoli è andata scemando anche perché competono per due obiettivi differenti, la cosa più grave, è l’atteggiamento, la disinformazione, l’inganno che regna in questo mondo e che vuole negare una realtà non fosse per questi osceni segnali evidente: perché, anche se un perito ha concluso che “Collina” lo ha pronunciato Bergamo, il “metti a…” che lo precede rispecchia sicuramente il timbro di Facchetti, perché, se Paolillo per distogliere l’attenzione da una situazione che comincia a scottare parla di “altri scudetti da dare all’Inter” facendo riferimento al 5 Maggio del 2002, bisogna ricordare che l’Inter è riuscita nell’impresa di perdere lei contro nessuno all’Olimpico quel giorno, nonostante i laziali tifassero per lei, nonostante solo Poborsky giocava quel giorno in maniera seria e professionale, e nonostante (dichiarazioni dello stesso ceco) nell’intervallo Moratti entrò nello spogliatoio dei giocatori della Lazio per chiederli cosa stessero facendo! Perché la Gazzetta dice su Del Piero che non si è presentato al processo di Napoli a cui stato invitato a testimoniare che rischia l’accompagnamento coatto dai carabinieri, mentre sulla doppia assenza ingiustificata di Moratti non si dice nulla! Apriamo gli occhi, guardiamo la realtà.

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