UN GIORNO DA DIMENTICARE IN FRETTA

L’altro giorno si è verificata una delle pagine più tristi del nostro calcio, non tanto per la maestosità (in negativo) dell’evento, quanto per i problemi che questo nasconde dietro di sé. E’ stata una giornata secondo me più triste anche di quelladi questa estate di Italia-Slovacchia, perché essa si è sviluppata in due frontiere diverse, ma ha manifestato con chiarezza quelli che sono due punti precisi della crisi del nostro calcio (giocato e non).

Partiamo dall’under, autrice di un’impresa al contrario, che ha del drammatico. Il nuovo ciclo di Casiraghi, si sapeva, aveva delle difficoltà, dovute soprattutto alla mancanza di giocatori già maturi (o almeno quasi), come era accaduto nei cicli passati. Basta pensare alle nazionali dei Pirlo-Baronio, dei Rosina-Palladino, dei Giovinco-Giuseppe Rossi-Balotelli ecc. Questa verrà ricordata invece come la nazionale di Okaka, Marilungo, Paloschi e Destro, giocatori di prospettiva sì, ma dei quali nessuno è titolare nel proprio club. Questo è stato il problema di fondo di questa under. Giocatori giovani, bravi, ma che fino a l’anno scorso erano titolari nelle squadre primavera o riserve in squadre di B (fatta eccezione per alcuni casi particolari, vedi Balotelli o il primo Santon). E anche i giocatori di più talento e “esperienza”, non riuscivano a fare la differenza. Era una squadra ancora acerba da un punto di vista tecnico, tattico e atletico, una squadra brutta da vedere. Le premesse, pertanto, non erano buone, ma con la pazienza e (tanto) lavoro, e soprattutto anche con la crescita di molti giocatori (quest’anno finalmente Destro è quantomeno la riserva di Toni, Marilungo di Pazzini, Okaka di Totti, e altri, come Schelotto, Ranocchia e de Silvestri, sono titolari in A), Casiraghi era riuscito a dare un’identità, quasi un gioco a questa squadra. Ecco perché la batosta rimediata in Bielorussia, è stata pesante quanto inaspettata, perché gli azzurrini all’andata avevano dimostrato di dominare contro gli avversari, e perché venivano da una striscia di vittorie consecutive, tra l’altro ottenute senza il loro giocatore migliore (Balotelli). Ma, soprattutto, avrà conseguenze gravissime nel futuro del nostro calcio, già tutt’ora in crisi per il ricambio generazionale. Per la prima volta dal 1998 la nostra under (da sempre tra le nazionali top nella sua categoria) non si qualifica agli europei, per la prima volta negli ultimi 60 anni alle Olimpiadi. I riscontri di questa crisi di gioventù si avranno tra 5-6 anni, quando la maggior parte degli “azzurrini” dovrebbe costituire il blocco della nazionale A. La verità è che, a parte un talento puro, Balotelli, e altri due che non sono fenomeni ma ottimi giocatori sì, De Silvestri e Ranocchia, si fa fatica a pensare a un Fabrini, uno Schelotto, un Bolzoni, o un Okaka in nazionale. Eppure, questi giocatori avrebbero tutti quanti le basi per poter diventare campioni. Ma il vero problema del nostro calcio e che non gli si dà fiducia. E purtroppo se n’è accorto anche Prandelli, che, non trovando giovani da integrare, ha preferito convocare il 34enne Zambrotta. Nel nostro calcio non si ha più pazienza, ma ciò porterà ad una Serie A sempre più lontana dai “Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea”, ma anche dai Mazzola, i Rivera, i Baggio, i Del Piero, i Totti, e (anche) i Cassano.

Sarebbe inutile, invece, spendere due parole su ciò accaduto a Marassi, ma sono obbligato a farlo. Inutile non naturalmente perché si tratta di un fatto di secondo piano, ma perché io sono del parere che parlando riguardo avvenimenti vergognosi come questo non si fa nient’altro che una propaganda a quei 4 delinquenti (perché nessuno li chiama così, non nascondendoli con la parola “tifosi ultras”?) che vanno allo stadio non di certo perché amano il calcio. Si è detto e si è scritto tanto in questi giorni su questo argomento; io voglio aggiungere solo una considerazione: l’Italia (inteso come Federazione Italiana) in questo caso non ha colpe, ma c’è un ma: come mai c’è sempre il nostro bel stato di mezzo, anche quando queste oscenità non avvengono per negligenza nostra? Si sarebbe potuto evitare ciò? Forse sì, e basta semplicemente un po’ più di attenzione, non tanto leggi o decreti o tessere del tifoso o chiacchiere. La nostra società è una società ciarlatana, non pragmatica, e si potrebbe modificare questo stereotipo già cambiando assetto i telecronisti: assistendo alla cronaca della Rai, ho vissuto uno dei momenti più tristi della mia vita intesa come passione per il calcio: 2 in postazione, 2 dagli studi, 2 a bordocampo, anziché cercare di comprendere ciò che stava accadendo, provavano a immaginare, esponendo ciascuno una versione propria dei fatti: “ora l’arbitro comunicherà ai giocatori: si gioca, ma alla prossima sospendo”, “no, ora sta comunicando ai giocatori che FORSE non si giocherà più”, “ma una decisione ufficiale deve essere ancora presa, comunque probabilmente ci sentiamo di prendere le responsabilità nel comunicare che non si gioca” il tutto mentre i giocatori erano da tempo entrati negli spogliatoi o ringraziavano per l’affluenza i propri tifosi. Per non parlare dell’interpretazione del segno 3, inteso da loro come 3-0 a tavolino, che poi è stato il filo conduttore di tutta la cronaca: anziché raccontare gli episodi gravissimi sugli spalti, discutevano se sarebbero stati assegnati o no i 3 punti all’Italia. No comment

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