LA PARTITA GIUSTA AL MOMENTO GIUSTO

E’ stata una settimana travagliata, a dir poco turbolenta, per la Juve. Una settimana che da una parte mi ha fatto evocare bei ricordi, quando eravamo ancora i più forti, ma che, d’altro canto, mi ha immedesimato ancora di più nella situazione attuale (e difficile) della Juventus. E’ stata una settimana scossa fortemente dal caso Krasic: ma può il calcio di rigore assegnato più inutile della storia del calcio scatenare un putiferio e polemiche così? Sì, se la squadra in questione si chiama Juventus. Ma, dopo aver riflettuto sul caso Krasic, ho capito una cosa: che forse, piano piano, molto lentamente, stiamo tornando a far paura, stiamo tornando quelli di un tempo, se si fa di tutto per far squalificare un nostro giocatore chiave (domani, comunque, alle 13:30 ci sarà la sentenza definitiva, con lo stesso Krasic pronto a testimoniare con un interprete). Allo stesso tempo però non si possono comunque accettare ingiustizie di questo tipo: questa punizione perenne, prima o poi, dovrà pure finire, e si spera il più presto possibile, per il bene del calcio.

Segnali, comunque, di un cambiamento, si notano anche negli atteggiamenti e, soprattutto, in tribunale: la Juve finalmente può vantarsi di avere un Presidente con la P maiuscola, per il semplice fatto che Andrea Agnelli ha fatto in pochi mesi quello che Blanc e Cobolli non hanno fatto in 4 anni: intimorire gli avversari della Juve, cominciando a chiedere, senza peli sulla lingua e senza rancori, la restituzione dei due scudetti revocati. Nel frattempo al processo di Napoli le testimonianze si fanno sempre più a favore della posizione di Moggi, e, come se non bastasse, a mettere definitivamente al tappeto Moratti, ci potrebbe essere anche il ritorno di fiamma della “spy story” fatta da membri della società interista a giocatori ex interisti (Vieri su tutti). C’è stata, oramai, anche l’ammissione dello stesso Tronchetti.

Tra questi fatti extra (ma mica tanto) calcistici, non si deve comunque dimenticare che si viene da un pareggio a Bologna (e un altro prima a Salisburgo) che sta molto stretto alla Juventus. Così come due pareggi prima (a Manchester e a Milano) ci avevano proiettato in alto, altri due pareggi ora ci hanno restituito quelle che sono le nostre difficoltà, ma in maniera inversa: se prima ad avere grossi problemi era la difesa, ora è l’attacco a non funzionare perfettamente.

Ma la partita che concluderà questa settimana calda, non può che non essere una del calibro di Milan-Juve. Una partita che, al di là di tutto, questa stagione i bianconeri sentono forse di più anche di Inter-Juve: con l’Inter, infatti, il conto è sempre aperto, ma, visti i differenti risultati dell’ultima stagione, sembra essere stata quasi aperta una tregua sportiva tra le due squadre, e l’ 0-0 all’insegna del bel calcio di qualche settimana fa lo dimostra. Ciò che, invece, i supporters Juventini non possono accettare, è la sopravvalutazione del Milan, squadra da sempre destinata ad essere assoggettata ai bianconeri, che però l’hanno scorso ci ha battuto due volte (ma era la Juve a giocare?), e che quest’anno, tra acquisti e montature varie, non ha fatto altro che alimentare la tesi che questa squadra sia solo un circo di giocatori guidato da Berlusconi: basta pensare che gli ultimi acquisti importanti di questa squadra (da Vieri a Ronaldo, da Ronaldinho a Beckam, fino a Robinho) siano stati giocatori più che producenti sul campo, nell’ambito del merchandising. Ecco perché bisogna abbassare la cresta a questo Milan, che in fondo ha pur sempre in difesa Oddo, Papastathopulos, Bonera, Zambrotta, Antonini, e che, battere a San Siro e senza Krasic, avrebbe una soddisfazione tripla. Ma sarà comunque molto difficile. Perché la vera caratteristica di questa squadra è la fortuna, e la partita di Napoli lo ha dimostrato. In questo momento le gira tutto bene, e per fare risultato sabato serve preparare una partita perfetta.

In base all’allenamento tattico di oggi, Del neri sembra intenzionato a riproporre la stessa difesa di Bologna, ritenuta or ora la titolare (anche Storari ha recuperato da un acciacco fisico), e con un centrocampo camaleontico, in linea di quello di Milano contro il Milan: 3 giocatori di copertura (Marchisio, Melo e Aquilani) e 3 d’attacco (Martinez, Del Piero e Quagliarella, visto che sia Amauri che Iaquinta sono out).

Ecco che, nonostante lo schieramento di partenza sarà sicuramente il 4-4-2, con Marchisio e Martinez larghi e Del Piero e Quagliarella di punta, Del Neri proporrà una squadra che, in fase difensiva, vedrà Melo vertice basso di un centrocampo a 3 a marcare Robinho, Marchisio accentrarsi sul centro destra per contrastare Boateng, e Quagliarella a tenere d’occhio Pirlo, mentre in fase offensiva i 3 davanti e Aquilani avranno possibilità di interscambiarsi i ruoli, e di muoversi continuamente, per non dare punti di riferimento, e per colpire una difesa che, con Thiago Silva assente, vede come unico campione il solo Nesta.

E’ questa insomma una partita comunque difficile, ma non impossibile come sembra essere apparentemente, e che con la cattiveria giusta in virtù degli avvenimenti dell’ultima settimana, e con la preparazione giusta, potrà finire in qualunque modo.

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