GIOCANDO COSI’ NON CI FERMA NESSUNO

L’avevamo detto. L’avevamo promesso a noi stessi. L’avevamo predetto, previsto. Negli ultimi 15 anni la Juve era riuscita a vincere a Milano solo una volta, ed accadde nel 2004-05, ovvero l’anno della Juventus più forte, della rovesciata di Del Piero e della zuccata di Trezeguet. Anche in quella circostanza squalificarono Ibrahimovic, il nostro giocatore-chiave, per non fargli giocare quella partita scudetto, ma fu proprio il suo sostituto, poi, che all’epoca si chiamava Alex Del Piero, a consegnarci con quella magia, con quella rovesciata-cross, lo scudetto numero 28. Scudetto che poi ci revocarono, nel nome della giustizia.

E il destino di questa partita, anche senza Krasic e con Robinho e Nesta (che neppure ci sarebbero dovuti essere) nell’altra squadra, anche se giocavamo in trasferta, anche se il Milan è (a detta dei media) più forte di noi, era già segnato. Avevamo bisogno di questa partita, di questa svolta (nel 1995 la Juve vinse 2-0 a Milano ed ebbe la consapevolezza di essere da scudetto, che poi vinse, anche questo un altro indizio?), e per questo eravamo sicuri che avremmo vinto, anche se avessimo giocato con la primavera.

E poco infatti ci è mancato: alle assenze di Buffon, Grygera, Traorè, Krasic, Lanzafame, Iaquinta, ad un Amauri a metà servizio, infatti, come se non bastasse si è aggiunto l’infortunio di Chiellini prima della partita, e quelli di De Ceglie e Martinez (fermi rispettivamente 3 e 2 mesi) durante il match. Così abbiamo giocato gran parte della partita con Legrottaglie ad affiancare Bonucci, con Motta, a destra, con addirittura Pepe a sinistra, con Sissoko esterno destro e con Marchisio largo a sinistra, gli ultimi minuti addirittura con Amauri in campo con una gamba sola. Eppure abbiamo vinto. Abbiamo vinto, perché, a differenza del Milan, come sostiene Felipe Melo (a proposito, era lui quello dell’anno scorso?) “in campo siamo 11 amici”, siamo 11 corpi ma in unica mente, un unico cuore. E abbiamo lottato su ogni pallone, smascherando gli evidenti problemi agonistici del Milan.

L’avvio è stato, comunque, favorevole al Milan, che ci ha provato con Ibra (qualche conclusione e un incrocio dei pali) e con Pato (all’inizio sembrava dovesse spaccare il mondo, poi è scomparso). La Juve ci ha messo un po’ a riscaldarsi, a ingranare la marcia, ma poi ha iniziato a correre, a pressare, a contrastare su ogni pallone i giocatori del Milan: Del Piero si è sacrificato da centravanti ed è sempre stato dietro la linea della palla, Quagliarella non ha fatto respirare Pirlo, Marchisio era ovunque, Aquilani si è tolto della veste di regista e ha indossato quella di lavoratore, recuperando un’infinità di palloni, Martinez ha giocato quasi da quinto di difesa, correndo un sacco, prima di infortunarsi. Per non parlare di Felipe Melo: ha annientato Robinho, parato un tiro di Ibra sulla linea con la testa e poi esultato come avesse fatto un gol: in questo momento è lui la vera anima della squadra. Ma tutto ciò, non stava a significare che non avevamo altre qualità: siamo il miglior attacco del campionato, e lo abbiamo dimostrato al 20° quando un cross di De Ceglie (super fino all’infortunio) dalla sinistra è stato proiettato con una parabola perfetta e potente di testa da Quagliarella sotto l’incrocio. E allora ecco che, il Milan, dopo un’ulteriore folata a fine primo tempo, si è piano piano estinta, addormentata. A metà ripresa, dunque, la Juve ha colpito ancora: Quagliarella illumina con un lancio di 40 metri per Sissoko, il maliano si beve Antonini, si immola in area a tu per tu con Abbiati, ma liscia clamorosamente di sinistro. La palla però resta lì, Momo la addomestica per Del Piero che ha avuto l’istinto e l’intelligenza di seguire l’azione, e che con un collo pieno butta in rete: è il 179° in Serie A, ha superato Boniperti, ma i record, come sostengono in molti, non sono finiti, perché i record, per Alex, non finiscono mai. E, spero, non finiranno neanche a fine stagione.

A nulla è servito il gol della bandiera di Ibra, che (buon per lui) si è finalmente sbloccato contro una sua ex squadra.

La Juve, infatti, sabato ha dato un importante segnale al campionato: lei c’è, e in una partita singola se la può giocare con tutti, ora spetta agli altri confermare la loro presenza.



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