E ORA LA QUALIFICAZIONE E’ A RISCHIO

C’è un piccolo alibi che, fino a un certo punto, assolve la Juve dalla triste partita di ieri a Salisburgo, ed è quello legato ai tanti infortuni che oramai da 5 anni ci tartagliano ininterrottamente. Volete che vi dica gli indisponibili? Forse faccio prima a dire i disponibili: Storari, Motta, Bonucci, Pepe, Sissoko, Marchisio, Amauri e Del Piero. 8 in tutto. Proprio nell’anno in cui abbiamo assunto il miglior preparatore atletico italiano, quello che l’anno scorso era stato autore del miracolo Samp: 0 infortuni muscolari. Neanche De Bellis è riuscito a fare qualcosa. Servirebbe davvero un esorcista, o un viaggio a Lourdes. Perché sono minimo due anni che ad inizio stagione si preannuncia un anno con pochissimi infortuni, grazie a preparatori di primissimo livello (anche l’anno scorso toccò a Neri, quello del periodo di Capello), ma poi sotto questo aspetto ogni anno finisce sempre peggio del primo. E mai la Juventus è stata così in difficoltà come ora. Mai ha stentato a poter schierare 11 titolari. Evidentemente il problema deve essere trovato da un’altra parte.

Chiusa questa breve parentesi assolutoria (ripeto, in parte) per la Juventus, di certo non si può giustificare una prestazione a dir poco scialba come quella di ieri sera. Perché, ad ogni modo, gli 11 che erano in campo ieri sera della Juventus erano pur sempre a dir poco più forti di un Pokrivac, o di uno Svento. Ma non sono riusciti non tanto a non vincere, non tanto a non segnare, quanto piuttosto a non creare occasioni da gol.

Alla fine, infatti Del Neri era riuscito a recuperare Sissoko in extremis, e ad affidargli le chiavi del centrocampo con Giandonato. Pepe, pertanto, è stato dirottato terzino a sinistra.

Ciò che ha infatti colpito, in negativo, della Juventus di ieri sera, è stata la difficoltà a tirare in porta. C’è riuscita in tutto solamente 4 volte: una punizione di Del Piero, due tiri da fuori di Marchisio e Sissoko terminati tra le braccia del portiere austriaco, e una conclusione debolissima di Del Piero in area. Per il resto zero. Neanche il ritorno di Krasic, che ieri non ha combinato granchè, e si è pure infortunato, ha migliorato quest’aspetto. La Juve delle ultime prestazioni, infatti, è esattamente quella da me e da molti pensata ad inizio anno, ovvero l’opposto di quella di Settembre e Ottobre: una squadra solidissima in difesa (non ha infatti concesso praticamente nulla, anche senza Chiellini, Grygera e De Ceglie), che ha quindi superato i problemi iniziali, ma povera, debole, infruttifera in attacco. Eppure ha il migliore della Serie A; eppure ne ha segnati 2 a Milano. La verità sta nel fatto che questa squadra è ancora troppo dipendente da alcuni giocatori. Se ad inizio stagione era dipendente da Krasic, e ora in queste partite in cui il serbo è mancato la sqiadra ha dimostrato di aver superato questa dipendenza, ora invece sembra prescindere da due giocatori: Quagliarella e soprattutto Aquilani. Altri due acquisti di Giugno. 2 giocatori che però non possono giocare in Europa League. Ed è questo forse il motivo, da non trascurare, del fallimentare cammino europeo della Juventus fino ad ora, soprattutto nelle partite in cui parte favorita: i pareggi in casa contro Salisburgo e Lech Poznan (ma anche quello esterno in Austra) non sono concessi ad una squadra che aspira a far bene in Europa League. E, fatta eccezione per il primo pareggio contro il Lech, quando ancora si trattava di un’altra Juve, il motivo di questi pareggi è dovuto dalla difficoltà, quasi incapacità di creare e imporre il proprio gioco contro squadre più deboli tecnicamente, ma molto organizzate e forti fisicamente. E chi se non due giocatori dai piedi ottimi, dalla grande lucidità e dalla buona corsa, oltre che dall’ottimo fisico, come Aquilani e Quagliarella potrebbero risolvere questo problema?

Nonostante tutto, resta comunque la questione legata al centravanti: Iaquinta non è assolutamente affidabile, per via dei troppo infortuni e del forte calo altletico, fisico e tecnico che ha ormai da quasi un anno. Amauri, dopo una buona partenza, anche lui assalito da acciacchi fisici, è ritornato nella ombrosità che lo ha caratterizzato in gran parte della sua carriera alla Juventus. Proprio in partite come queste, in cui si riscontrano difficoltà a creare gioco, è più che mai fondamentale un attaccante che lotta nei corpo a corpo, fa salire la squadra, e soprattutto è pericoloso in ogni mischia che si viene a creare in area. Ma soprattutto è quanto mai fondamentale un attaccante che la riesce a buttare sempre e comunque dentro. E come non rimpiangere in tal senso Trezeguet…

A complicare ulteriormente la situazione in Europa, c’è stata l’inaspettata vittoria del Lech col Manchester City. Ora queste due squadre guidano il girone a 7 punti, e la Juve è ferma a 4. Serviranno ora due vittorie, entrambe difficili, in Polonia e a Torino contro il Manchester, per ottenere una qualificazione ora tutt’altro che scontata, anzi.

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