UN REPORT SU “REPORT” NO?

Domenica 21 novembre ’10 è andata in onda sul programma “Report” di Rai 3, diretto da Milena Gabanelli, una puntata tutta dedicata a Zdenek Zeman. L’ex allenatore di Roma, Lecce, e tante altre squadre, è stato elogiato nel corso della puntata, per il suo “coraggio”, nell’essersi saputo opporre, criticando aspramente Moggi e la Juve, a quel “sistema”, quella “cupola” che già da quel tempo dominava il calcio italiano, e che fu l’unica causa che estromesse Zeman da esso, tanto che, quello che fu un innovatore per il calcio, per il suo gioco iper offensivo, ora è ripartito solamente dal Foggia, in Lega Pro, e no in Terza Categoria, come si sosteneva erroneamente nel corso del programma.

Purtroppo, l’indicazione della Categoria in cui Zeman attualmente allena, è solo la minore, di molte altre, incongruenze, imperfezioni, ragionamenti visti solamente da un lato, che la trasmissione ha mostrato. Zeman è stata praticamente quasi idolatrato, e il programma, più che un reportage, è sembrata un’encomiastica “apologia” del Boemo.

E sarebbe davvero un peccato, se uno dei programmi più seri, migliori, che si vedono oggigiorno in tv, cadesse anch’esso nella trappola di tutti gli altri: quella di lasciarsi attrarre dalla moda, dalla tendenza, dall’informazione comune. Sarebbe una contraddizione per “Report”, che si è sempre distinto per il tentativo di fare disinformazione alla disinformazione che ci circonda, ovvero per il tentativo di dire la verità, anche la più triste. Non è stato questo il caso.

E’ vero, l’aspetto che la conduttrice Gabanelli ha voluto mettere in luce è tutt’altro che falso, ma non si può soffermarsi solamente su un ragionamento descritto così, estratto da nulla e non inserito in un contesto storico adeguato.

Il programma ha cercato di far trapelare la grandezza di un allenatore, allontanato dal calcio che conta solamente a causa di Moggi & co. Quando, in realtà, Zeman è stato esonerato più volte in carriera, perfino nella Stella Rossa, nel Fenerbache, nel Lecce nell’anno in cui la Juve era in B, cioè in squadra che non avevano nulla, ma proprio nulla a che fare con Moggi. Ma anche nella Roma, nel Napoli, nell’Avellino, nella Salernitana, nel Brescia, sicuro non per colpa di Moggi. Di Zeman si celebra la sua bravura nel dare alle sue squadre un gioco spettacolare, offensivo, e dedito all’attacco, quando in realtà non si fa alcun riferimento alle tante sconfitte subite da Zeman, se non maggiori di certo più rilevanti delle vittorie, come i 4 derby persi in un solo anno, e di molti insuccessi, non soltanto in Italia.

Ma, soprattutto, è stata dimostrata disinformazione da parte della trasmissione, anche relativamente al processo doping, per i cui sospetti il boemo ha accusato fortemente, circa un decennio fa, la Juventus, che poi è stata assolta in secondo grado. Nel servizio, infatti  si parla di sentenza definitiva, quando in realtà è intervenuta la prescrizione che non ha dunque defintivamente provato certe cose. E allora? E’ tutto normale?

Purtroppo ciò serve ancora una volta a confermare un aspetto tristissimo della nostra società, di cui noi dovremmo iniziare a preoccuparci, non in qualità di juventini, bensì di cittadini italiani: la disinformazione voluta, che si traduce in una mancanza di libertà. Noi juventini ne sappiamo più di tutti, vittime di una sudditanza psicologica da parte delle tv di Berlusconi, capo del governo e presidente del Milan, del quotidiano sportivo più letto in Italia con sede a Milano, di una tv satellitare (Sky) filo-interista, tanto da mettere una bandiera di quella squadra a commentare tutte le partite più importanti, italiane e europee, nelle quali si trova spesso a giocare l’Inter, e anche la Juventus. E naturalmente, tutte le altre tv, da quella ignavia di stato della Rai, ad altre private, seguono questo filo conduttore. E nessuno è ormai più capace di contraddire, o quanto meno di provare a fare ciò. L’unica piattaforma dove i tifosi juventini hanno un minimo di voce in capitolo è proprio internet, per mezzo del quale, tuttavia, non si riesce a far molto.

Ecco perché, se anche Report entra in questo pozzo senza fondo (con la Gabanelli che si scopre esperta di calcio, tanto da sapere tutto della Lega pro, compresa la posizione del Foggia di Zeman “ai vertici della classifica”, quando in realtà è quarta a 9 punti dalla prima, “e con il doppio di gol di tutte le altre squadre”, quando in realtà ha 9 gol in più del Nocerina, primo in classifica, ma ha anche la peggior difesa, 31 gol incassati, quelli sì il doppio, anzi il quadruplo, del Taranto, quart’ultima in classifica) vuol dire che è davvero la fine.

Ma va bene, e andrà bene così, purtroppo per sempre

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