LA PARTITA DELLA CONFERMA

Abbiamo attribuito vari epiteti a tutte le partite della Juve da Settembre fino ad oggi. Molte sono state le “partitè della verità”, altre le “prove del 9”, altre le “partite da vincere assolutamente”, altre quelle in cui “fare bella figura”. Questa può essere semplicemente definita come la partita “della conferma”. Sì, perché la svolta, più o meno esplicita, si è già verificata nelle partite precedenti. La Juve grazie alla continuità che sta trovando (non perde dalla partita in casa col Palermo), fa parte ormai di quelle 3-4-5 squadre che dominano il campionato. Serve, ora, partita per partita, confermarsi in quest’ambito, dimostrare ogni settimana di essere da scudetto. Proprio da scudetto; la parola magica, mai pronunciata fino ad ora per scaramanzia (ogniqualvolta è stata pronunciata nel passato è coincisa con un passo falso), ora inizia a trapelare nell’ambiente Juve, tanto che Del neri la cita in conferenza stampa. Il tabù sembra essere stato svelato.

Naturalmente ciò non deve assolutamente, come è successo nelle stagioni precedenti, “montare” la squadra, o, per meglio dire, assumerla di troppe responsabilità: perché tutto ciò che sarà fatto in questa stagione, sarà un passo avanti. E’ impossibile fare peggio dell’anno scorso.

E cosa più della partita di sabato sera potrebbe confermare questi auspici? Il match in casa contro la Fiorentina sembra cadere a pennello, nel momento giusto: si affronta, in casa, una squadra prestigiosa, in un classico della Serie A, tuttavia in un momento in cui la Fiorentina sta passando dei momenti sicuramente non brillanti come nelle stagioni passate: ecco perché vincere sarebbe (apparentemente) facile, ma sarebbe anche un risultato prestigioso.

La viola, eterna rivale bianconera, è una squadra che, secondo me, potrebbe tranquillamente essere la quinta forza del nostro campionato. Eppure, sembra essere una squadra non logora, ma consumata sì, priva delle giuste motivazioni. Servirebbe un rinnovamento, come nelle scorse stagioni. Sente il bisogno di puntare su dei veri giovani talenti. L’exploit e le novità degli anni passati sembrano essere finite. Tanto che perfino la Juve della scorsa stagione è uscita pulita dalle partite con i violacei. Eppure è stata una squadra che, anche nella storia recente, rievoca tristi ricordi alla Juventus.

Ora però avverte la mancanza di Mutu, che è sempre decisivo ma è praticamente fermo da un anno, sente il bisogno dei gol di Gilardino, che ci sono sempre, ma non eccitano la folla come accadeva qualche tempo fa. Jovetic è infortunato, e i 3 punti di forza dello scorso anno, Marchionni, Vargas e Montolivo, sembrano ormai passivi. Fa affidamento ormai o a mesti gregari (Donadel), divenuti punti-forza, o a talenti ancora acerbi (Cerci, Ljalic) oppure alla qualità di D’agostino, da qualche anno tutt’altro che continua. E poi non ha più in difesa la compattezza di un tempo.

La Juve, in quanto a infortuni, non se la spassa meglio, nonostante pian piano si stanno recuperando tutti i pezzi: Grygera sarà disponibile per la panchina, Motta per essere titolare, affiancando Bonucci, Chiellini e il sorprendente Grosso. Il centrocampo è sempre lo stesso, quello titolare, e uno dei più forti d’europa, con Krasic, Melo, Aquilani, Marchisio. In attacco, accanto all’insostituibile Quagliarella, ci sarà il ballottaggio (solito di questi tempi) Iaquinta-Del piero. Probabile che parta dall’inizio Iaquinta, ma che a differenza di domenica scorsa non giocherà tutta la partita, ma lascerà un tempo a del Piero, che poi sarà titolare in Europa League giovedì prossimo.

Tuttavia, quello che in questo momento sembra avere in più la Juve rispetto alla Fiorentina, è l’entusiasmo, che eccita i bianconeri, che vorrebbero avere i Fiorentini, ma che ora non hanno.

Tatticamente, il pericolo numero 1 potrà essere proprio il 19enne serbo Ljalic, l’unico imprevedibile e in forma di questa squadra. Punti deboli saranno invece sicuramente la difesa, che vede l’esordio assoluto di Camporese, difensore centrale, e il centrocampo, in cui la spinta di Marchionni e di Vargas non è più quella di un tempo.

Ecco perché si può, si deve vincere, per poter illuminare il campionato con un’altra stella, per costituire la costellazione dello Scudetto.

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