SFORTUNATI, DELUSI, ELIMINATI

Che non sarebbe stata una gita, Chiellini & co., lo avevano predetto. Ma si sperava che la trasferta in Polonia avrebbe dato come bottino un punteggio pieno, una vittoria, 3 punti, una qualificazione in Europa League più vicina. Così non è stato. La Juve non riesce ad espugnare Poznan, firma un altro pareggio, il secondo consecutivo, il quarto nelle ultime 5 partite, il quinto in 5 partite in Europa League, e viene matematicamente eliminata dalla competizione. Torneo che poteva essere importante per la Juve, per tornare a vincere, per acquisire esperienza europea, per migliorare (seppure di poco) le casse della società. Purtroppo, invece, anche Del Neri ha subito l’ennesima delusione europea per la Juventus.

E’ vero, l’eliminazione brucia, ma, nonostante tutto, il bicchiere si può considerare comunque mezzo pieno: valeva davvero la pena giocare ogni giovedì sera, per poi arrivare più stanchi alle partite di campionato? L’europa League non si gioca di mercoledì come la Champions, e pertanto, nel corso della stagione, si sarebbe potuta rivelare comunque un peso. Invece, ora che i bianconeri non hanno più impegni infrasettimanali (ad eccezione della Coppa italia), potrà essere un punto a favore per la Juventus quando, in primavera, Inter, Milan e, presumibilmente Roma, saranno ancora impegnate in Champions, e invece i bianconeri avranno modo di concentrarsi solo sul campionato. E sarà proprio a Marzo-Aprile, che si deciderà il campionato, questo, uno dei più pazzi degli ultimi anni.

Il bicchiere è mezzo pieno anche perché, nonostante il pareggio, resta comunque la buona prestazione della squadra, andata a giocare a -30 c°, sotto la neve, in un posto lontanissimo. Non fosse stato per la solita, inutile, disattenzione difensiva, e per le tante occasioni da gol sprecate, ora tutto sarebbe stato diverso. E’ comunque, oltre che da recriminare, la Juve avrebbe anche da protestare, perché lo spettacolo visto mercoledì sera non era calcio, ma al limite pattinaggio sul ghiaccio.

Del neri ha proposto la formazione più prevedibile, con Manninger in porta, Camilleri, Bonucci, Chiellini, Traorè dietro, Krasic, Sissoko, Marchisio, Pepe in mezzo, Iaquinta-Del Piero in avanti.

L’avvio è stato positivo, quantomeno intraprendente; ma la maggior dimestichezza al clima e al campo del Lech ha fatto la differenza, tanto che Rudnevs (lo stesso dell’andata) ha prima sfiorato, poi qualche minuto dopo realizzato il gol su calcio d’angolo (errore di Manninger e di Chiellini). La Juve ha mostrato subito un’ottima reazione: Traorè ha spinto molto a sinistra, e ha avuto un buon esordio, nonostante la condizione fisica ancora non del tutto ottimale, e il piccolo problemino fisico avuto verso la fine del match; a centrocampo la grinta di Marchisio ha fatto la differenza dal primo all’ultimo minuto, e soprattutto Krasic (lui che problemi climatici non ne aveva, dal momento che ha giocato in Russia per molti anni), si è dimostrato il solito imprendibile treno: tutte le maggiori occasioni della Juventus sono nate dai suoi piedi. Poi è iniziato il festival delle occasioni sbagliate: Sissoko s’inserisce in area, ma in equilibrio precario al momento di concludere sfiora appena il pallone raccolto dal portiere. La stessa cosa accade a Iaquinta. Bonucci a un metro dal portiere polacco, dopo una punizione di Del Piero, gli spara addosso. Su cross di Krasic, nella ripresa, Del Piero, solo soletto, riesce incredibilmente a mandare fuori con la testa. E nel finale, dopo il pareggio di Iaquinta (buon diagonale su azione di Krasic), l’altra occasione fallita, con Libertazzi che, tutto solo, di testa spara ancora una volta addosso al portiere. E’ vero che la Juve ha più volte anche rischiato il due a zero, ma se avesse vinto 4 o 5 a 1, di certo non avrebbe rubato nulla agli avversari.

Il tutto conferma quello che è il vero problema di questa squadra: la mancanza di un centravanti spietato, in grado non solo di segnare, ma di fare anche la differenza (in tutti i sensi) dentro l’area di rigore. Il buon Iaquinta, per quanto s’impegni e segni, ha ormai evidenti limiti tecnici e fisici, e Amauri è desaparecido.

Nonostante tutto, però, si può elogiare la prestazione del giovane Camilleri, autore di un ottimo esordio da terzino destro, e per di più reduce da un infortunio: attento, diligente, concentrato, forte in difesa, e con personalità, dopo Sorensen, la Juve ha scoperto un altro grande talento come terzino destro. Quando si spende e poi ci si accorge che quello che cercavi ce l’avevi dentro casa…

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