UNA PICCOLA GRANDE IMPRESA

Il Catania non perdeva in casa da Dicembre 2009, esattamente un anno fa. Era l’unica squadra sul proprio campo imbattuta nell’anno solare e calcistico, fino ad ora. Era riuscita perfino nell’impresa di battere l’Inter di Mourinho (non quella attuale) per 3-1, alla vigilia dell’impresa nerazzurra col Chelsea, e di fermare il Milan quest’anno 1-1, con un grande gol di Capuano. Non subiva gol praticamente da due mesi, da quello di Cavani a fine Ottobre. Ecco perché il 3-1 finale di ieri della Juve a Catania ha tutte le prerogative per essere considerato un’impresa. Una piccola impresa, perché l’avversario, di tutto rispetto, era comunque con un organico di minor qualità rispetto a quello bianconero. Un risultato che, comunque, era quello che serviva alla Juventus: tutt’altro che scontato, di prestigio, che porta una grande prestazione di gioco e solidità e soprattutto 3 punti molto, molto pesanti.

Il Milan infatti avrebbe avuto la possibilità di allungare ancora, invece è ancora a +6. La Lazio dopo l’impresa (anch’ella) contro l’Inter poteva tentare una fuga per il secondo posto. E invece resta sempre lì. Nel frattempo la Juve sfrutta l’occasione e consolida il terzo posto (in attesa di Napoli-Palermo, col Napoli che può solo riagguantare la Juve), guadagnando su Roma e Inter, dirette avversarie per…il titolo, perché no.

Ma ciò che è veramente importante, uscito dalla partita di ieri, sono le conferme: la conferma che la Juve è un gruppo solido, unito e forte; la conferma che, nonostante i tanti limiti, ha il miglior attacco della Serie A; la conferma che la difesa è cresciuta davvero; la conferma che chiunque entra in campo, titolare o riserva, è sempre all’altezza; la conferma che questa squadra non ha paura di nessuno.

Anche ieri, Del Neri ha avuto a che fare con numerose assenze. Davanti a Storari, la grande novità era rappresentata da Sorensen, un ragazzo di 18 anni che viene preferito a Motta, e gioca un’altra grande partita. Per il resto confermata la difesa, il centrocampo e l’attacco di domenica, con le varianti Pepe, al posto dello squalificato Marchisio, e Iaquinta che ritorna titolare al posto di Del Piero.

Nonostante tutto, l’avvio non aveva lasciato assolutamente ben sperare. Il Catania era partito molto forte, e nella prima mezz’ora aveva creato 7-8 nitide palle gol e recriminato anche un rigore (molto dubbio). La sofferenza della Juve era forse dovuta soprattutto al momento no di Aquilani, che ha sbagliato la seconda partita consecutiva, ed è stato sostituito nella ripresa. Un periodo di scarsa condizione atletica, comunque, ci sta, nel corso di una lunga stagione. Ma la grandezza di una squadra si vede proprio in queste circostanze: nel momento di grande difficoltà, serve capacità di soffrire, e poi dei grandi campioni in grado di colpire al primo tentativo. E’ successo con Iaquinta e Pepe, che campioni nel vero senso della parola non lo sono, ma che il loro, e forse anche di più, e come se lo fanno: movimento senza palla di Iaquinta, suo cross sul secondo palo e tiro al volo di Pepe, da centravanti puro, per l’1-0. E’ il gol che premia il lavoratori, due giocatori che nel campo corrono davvero tanto, e che per questo in alcune circostanze dimostrano per via della poca lucidità scarsa qualità, che invece hanno.

Nonostante ciò, anche nella partita perfetta è sempre presente qualche macchiolina negativa. Quella della Juve si chiama distrazione, calo di tensione; ecco perché un minuto dopo, con una conclusione fortunosa e da biliardo, Morimoto pareggia, confermando la sua ottima tradizione contro i bianconeri. Avrà modo di raccontarlo ai suoi nipotini. Quando il gioco si fa duro, però, allora ecco che i duri iniziano a giocare. E il duro nella Juve si chiama Fabio Quagliarella: prima colpisce un palo di testa, ma in fuorigioco, poi una sua botta finisce prima sulla traversa e poi in porta, ma l’arbitro non vede e non assegna. Sul finire di tempo, però, servito da Iaquinta, con un diagonale perfetto di sinistro firma il 2-1. E nella ripresa, dopo aver recuperato palla a Biagianti, scarica un gran destro da fuori area, a giro, che Andujar può solo guardare finire importa: un gol alla Quagliarella, appunto. “E non capisco perché dove vado vado si cerca un ‘bomber’” dice ironicamente e perplesso a fine partita il partenopeo. E c’ha ragione.

Il finale è accademia pura, con la squadra che mostra una grande crescita in tutti i suoi effettivi: Bonucci migliora tantissimo, Chiellini si conferma leader, Grosso cresce col passare dei minuti, Melo è autore di un’altra partita da 8, Krasic (dopo un primo tempo in cui ha visto fare il “Krasic” da Pepe) si sveglia nella ripresa e ritorna devastante, e nel finale si divora anche un clamoroso gol davanti al portiere servito da Del Piero, in contropiede. Perfino chi entra (Del Piero docet) in pochi minuti riesce a mettersi in evidenza, a sembrare come se avesse giocato dall’inizio.

E’ il segnale che la squadra, il gruppo c’è, ed è pronto a togliersi davvero grandi soddisfazioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: