UN AMARO SCHERZO DEL DESTINO

Amarezza. Tanta, per via del pareggio di domenica pomeriggio a Verona. Per il risultato in sé e per sé, ma ancora di più per come è giunto, considerando anche la partita che è stata giocata. Nella partita in cui forse tutti i tifosi Juventini possono essere davvero certi che quest’anno abbiamo una grande squadra, con un grande cuore e grande organizzazione, non si riesce a ottenere un bottino pieno che sarebbe stato giusto oltre che meritatissimo. Perché parare un rigore, passare in vantaggio, giocare in 10, saper soffrire, produrre tantissime occasioni, non è da tutti; ma sbagliare due gol clamorosi, e poi prenderne uno da fessi all’ultimo secondo, non dovrebbe essere da Juve. Si cambierà.

Diciamo innanzitutto che si sarà trattato molto probabilmente di uno scherzo del destino: se avevamo guadagnato 2 punti in più all’ultimo secondo due domeniche fa contro la Lazio, ecco che ora ne abbiamo due in meno del dovuto per il pareggio di Verona. Del resto lo dissi tempo fa: avrei preferito pareggiare con la Lazio e vincere a Verona, piuttosto che il contrario, perché sarebbe stato segno soprattutto di maturità: che la squadra è competitiva, in fondo, già lo si sa. Ma alla fine i conti tornano, e l’amarezza resta. Quello che si può recriminare domenica, non è tanto la tenuta difensiva (impeccabile, nonostante il gol subito all’ultimo. Ricordiamo che abbiamo giocato molto tempo in 10), quanto la mancanza di cinicità di questa squadra. Se dopo l’espulsione di Giandonato Del Neri ha preferito sostituire Quagliarella (in formissima), anziché Iaquinta, è perché crede che quest’ultimo possa essere più cattivo e “pronto”sottoporta, capace di trasformare in gol ogni pallone che gli arrivi. Così purtroppo non si è dimostrato. Per Krasic il discorso è diverso: aveva fatto 70 metri di corsa palla al piede, aveva scartato tutti, diciamo che è comprensibile perdere lucidità dopo un’azione del genere. Possiamo dire che si è mangiato un gol che sarebbe stato quello dell’anno.

Passiamo ora alla cronaca della partita: Del Neri schiera, a causa dell’emergenza, una formazione inedita, dando fiducia a giovani e riserve: davanti a Storari, i confermatissimi Sorensen e Grosso sulle fasce, mentre Bonucci e Chiellini sono i centrali. A centrocampo, in mezzo a Krasic e Pepe (per l’infortunio di Marchisio), un Aquilani a mezzo servizio e Giandonato, che prende il posto di Sissoko (anch’egli sulla carta infortunato, ma la realtà è che sembra essere già un ex giocatore juventino). In avanti i soliti Quagliarella e Iaquinta, anche perché Del Piero è pure infortunato.

L’avvio non è brillante, ma neanche negativo. La Juve sa che il Chievo è una squadra forte, soprattutto con le grandi, e i primi minuti lo hanno dimostrato. Anche perché, arriva subito la grande occasione per i veronesi di cambiare l’inerzia della partita a loro favore: Bergonzi fischia un rigore di Chiellini su Moscardelli, innescato però da Marcolini in fuorigioco. Dal dischetto va proprio Marcolini, che trova dall’altro lato uno Storari versione superman, capace di una parata impossibile. La Juve allora prende coraggio, e trova un gol fantascientifico del solito, fantascientifico Quagliarella. Marcato a uomo, strattonato, in area, servito da Iaquinta, riesce a girarsi e con una rovesciata super a mettere dentro: incrocio del pali-gol. L’esultanza dell’attaccante partenopeo è tutt’altro che incomprensibile, anche se di certo Quagliarella non ci aveva non abituati a gol del genere, soprattutto a Verona. In questo stadio risale il gollissimo dell’anno scorso, con un destro al volo traversa-gol, ma soprattutto quello di qualche anno prima con la maglia della Samp, da centrocampo. Per ricordarci meglio questo capolavoro balistico, ecco che il bomber juventino lo ripete, segnando direttamente da centrocampo, con Sorrentino che non avrebbe potuto far nulla. Peccato, però, che il gioco fosse stato interrotto dall’arbitro. La partita, comunque, si fa ancora più difficile quando un ingenuità di Giandonato (autore fino a quel momento di una partita timida ma comunque utile) lascia la Juve in 10 per gran parte del secondo tempo. La Juve soffre, lotta, concede poco e sfiora due volte il gol, grazie a Krasic, la vera arma in più della squadra, che anche domenica si è svegliato dopo un primo tempo così e così: prima un suo mezzo coast-to-coast gli permette di liberare Iaquinta in area, che a tu per tu con Sorrentino sbaglia clamorosamente. Poi una sua azione alla Weah, alla Messi o alla Maradona, come volete voi, con slalom da centrocampo, finisce con il portiere saltato e la conclusione da posizione defilata (ma a porta vuota) che ha scheggiato l’incrocio dei pali. Nel frattempo, com’era auspicabile con l’uomo in più, il Chievo aveva alzato il baricentro e iniziato a produrre azioni da gol. La Juve ha cercato di correre ai ripari, sostituendo Quagliarella, Pepe e Krasic per Brazzo, Legrottaglie e Traorè, chiudendosi a catenaccio. Ma proprio allo scadere, un cross da destra, una diagonale ritardata di Sorensen (autore, comunque di un’altra grande partita, che lo ha visto anche vicinissimo al gol con un palo nel primo tempo) e una vincente col destro di Pellissier, che infrangono tutti i sogni. Si riparlerà di calcio giocato e di scudetto nel 2011.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: