IL RITORNO DEI FANTSMI DEL PASSATO

Si dice in genere anno nuovo vita nuova. Nel calcio questo proverbio potrebbe essere trasformato in “stagione nuova, vita nuova”. Nel caso della Juve, alla prima del nuovo anno solare 2011 contro il Parma, invece, si potrebbe coniare un “anno nuovo, stagione vecchia”. In realtà la sconfitta (pesante) contro il Parma era inaspettata sì, ma potrebbe essere considerata come una semplice battuta d’arresto (come ha sostenuto anche il presidente Agnelli); la verità è che,ieri, in certi momenti e, soprattutto, per le sensazioni ricevute, le emozioni subite, è sembrato rivivere gli incubi della stagione passata. Una Juve che perde in casa, che crolla, colpita dagli infortuni, gli errori e le ingenuità difensive. Una Juve incapace di reagire. La realtà è diversa: chi ha visto la partita di ieri capisce benissimo che quasi tutto (l’errore umano comunque resta) può essere accreditato alla sfortuna. Si era capito che era una giornata no dall’infortunio di Quagliarella dopo 3 minuti, l’espulsione, il rigore non dato, il gol annullato, poi i gol dell’ex, l’incapacità di reagire in 10. Tutto ancora si può rimediare, ma è inevitabile che per un giorno gli spettri del passato si sono rifatti vivi.

Per la prima dell’anno Del Neri ha preferito non cambiare la formazione titolare: Buffon esordirà in Coppa Italia, e fino a quel momento (e per chissà quanto ancora, visto quanto bene sta giocando) gioca Storari. In difesa i confermatissimi Sorensen e Grosso sugli esterni, con Legrottaglie che prende il posto di Bonucci squalificato al centro. A centrocampo Marchisio che vince il ballottaggio con Pepe e completa il reparto con Krasic, Melo e Pepe. In avanti Del Piero che rimpiazza l’infortunato Iaquinta.

L’avvio è traumatico, non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto da quello umano: dopo 3 minuti Quagliarella è a terra, urla, si tocca il ginocchio; tutto fa presagire che non si sarebbe trattato di nulla di buono. L’ottimo Fabio, il trascinatore bianconero fino a questo momento, l’uomo che aveva camuffato la mancanza di un centravanti grazie ai suoi 9 gol, tutti speciali e particolari, alla vigilia della partita da lui più sentita, contro l’ex suo Napoli, fa crack. Oggi i risultati dell’esame: rottura del crociato, 6 mesi fermo. Ora tutte quelle che fino a ieri erano certezze si sono trasformate in tanti punti interrogativi: tornerà forte come prima? Varrà la pena riscattarlo? Come sarà la Juve senza di lui? L’unica cosa certa è che si deve intervenire sul mercato per rimpiazzare il giocatore, e se prima serviva un centravanti, ora ne servono 2 di attaccanti, e forti davvero (ogni riferimento è puramente casuale).

L’altro episodio chiave della partita (speriamo solo di questa) avviene al 14°. Prima Krasic aveva reclamato un rigore dopo un bello slalom in area, ma non gli è stato (giustamente) dato. In questo minuto fatale Felipe Melo (che aveva iniziato benissimo, come i suoi standard stagionali) subisce un fallo da Paci, e reagisce in maniera spropositata: tacchettata sulla faccia al gialloblu, e rosso diretto. Per un momento ho rivisto il Melo del Mondiale, il Melo dello scorsa stagione. “Pago per essere Melo” ha detto il brasiliano uscendo da campo, la verità è che oggi abbiamo pagato un po’ tutti quanti per lui. E’ ricaduto nel suo errore, che ormai non faceva da troppo tempo. E, ora, la mia paura è che un giocatore psicologicamente fragile come lui non si faccia condizionare da questo episodio e  continui a giocare come sta facendo, perché è (nonostante tutto) a dir poco fondamentale negli schemi di Del Neri. Nel frattempo non lo vedremo in campo per 3 giornate per via della squalifica. In momenti come questi il giocatore deve essere solo aiutato, e non criticato.

Con la Juve in 10 è tutta un’altra partita: Del Piero fa l’esterno sinistro e ripiega alla grande sulla fascia, ma inevitabilmente alla fine del primo tempo Del Neri lo sostituisce con Pepe, uno più abituato a quel ruolo. Nel frattempo la Juve segna, con un tap in vincente di Chiellini, ma l’arbitro annulla (giustamente) per una carica a Mirante. E a passare realmente in vantaggio è il Parma, proprio con Giovinco, il grande ex. Lui segnerà una doppietta, alla fine segnerà anche Palladino: che ieri non era proprio giornata si può intuire anche da questo. Almeno possiamo elogiare il gesto dei due attaccanti ex juventini, che non hanno esultato per rispetto della maglia. In mezzo c’è stato il gol del momentaneo 2-1 siglato da Legrottaglie, il gol dell’illusione, su un imperioso stacco di testa in seguito a un corner nato da una punizione di Pepe che poco prima si era stampata sull’incrocio dei pali; e quello dell’addio definitivo ai sogni, siglato su rigore (c’era anche questo) da Crespo, uno che a segnare alla Juve si diverte un sacco.

Si sono rivisti i fantasmi del passato anche l’after-day, cioè oggi, quando ogni tifoso bianconero si è svegliato con l’annuncio di Toni alla Juventus. Io sono un estimatore di Marotta e fiducioso del lavoro che stanno facendo lui, Del Neri, Paratici e Agnelli. Ma invito a riflettere accuratamente sulle scelte che si faranno in questo momento, cruciali per questa stagione e anche per la prossima. Alla Juve, questo è chiaro, servono due nuove punte: una prima, per sopperire all’inadeguatezza di Amauri e all’incostanza di Iaquinta, una seconda, per sopperire all’infortunio di Quagliarella. Ma prendere Toni, per di più a titolo definitivo, un 34enne ormai spompato, dal Genoa, che senso ha? Qualche giorno fa Marotta insisteva nel dire che bisogna prendere solo chi realmente può fare la differenza in questa squadra: ebbene, uno che fino ad ora ha segnato 3 gol in stagione, per di più vecchissimo e finito da un bel po’, forse uno dei pochi centravanti più scarsi di quelli che la Juve ha attualmente, che marcia in più può dare alla squadra? Potrà essere forse l’unico in grado di far rimpiangere Amauri in caso di una sua partenza. Dove è finito il progetto di acquistare giocatori italiani, giovani e forti?

Spero non si facciano scelte insensate, e mi fermo qui, nella speranza che la sconfitta (pesante) di ieri possa essere solo una battuta d’arresto, e non, come la parte più pessimista di me teme, uno spartiacque della stagione.

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