LA PAURA DI REGREDIRE

Un incubo. Così si può definire la partita di domenica sera contro il Napoli. Incubo, perché sembra una storia che la Juve abbia già vissuto, la scorsa stagione. E che sta tornando a rivivere. Non perdeva da 15 partite, poi all’improvviso accumula due sconfitte di seguito, due batoste. E se la prima poteva essere considerata come un’eccezione, la seconda sembra invece essere l’eccezione che conferma la regola: la Juve, da ormai troppo tempo, non è più se stessa, non riesce ad essere più continua e competitiva per un lungo tempo, e basta un’indecisione per ricadere negli errori passati. Errori e sfortuna sono le parole più accostate alla Juve in questi tempi. Dopo la partita contro il Parma si pensava di più alla sfortuna, cercando di mettere in secondo piano quelli che sono stati comunque gravi errori (l’espulsione di Melo, la difesa che fa acqua, l’attacco sterile).

Dopo l’ultima partita, invece, non si possono trovare più attenuanti. A sbagliare, sono stati tutti, ed è questa cosa non nuova rispetto al recente passato. A partire dai giocatori. La difesa è tornata ad essere penetrabile come forse non la si vedeva da un bel po’. Sono bastati 3 colpi di testa di Cavani (lasciato colpevolmente solo tutte e 3 le volte), per farlo capire. Il centrocampo sembra stanco e privo di motivazioni rispetto all’inizio di stagione: Krasic e Aquilani non ispirano, Marchisio e tutti gli altri sembrano parenti di quelli di inizio stagione. L’attacco è più che sterile: Del Piero è vistosamente calato di condizione, Amauri il gol oramai non sa più cos’è, Iaquinta vive nel suo mondo di infortuni. Ma a contribuire agli errori sul campo è stato, domenica più che mai, l’allenatore. Per la prima volta, mi sento di accusare Del Neri per le sue scelte: la formazione era quasi scontata per via degli infortuni, lui aveva il compito di fare davvero pochissime scelte: quelle dei due terzini e della punta. Ebbene, sulle fasce, invece di confermare i due che fino a questo momento erano titolari e stavano facendo bene, ossia Sorensen e Grosso, ha rischiato Grygera e Traorè, l’uno che non giocava da Ottobre per un infortunio al ginocchio, l’altro all’esordio assoluto dal primo minuto in Serie A: i risultati si sono ben visti. E in attacco? Contro tutti i pronostici, affianca al neo-acquisto Toni un’altra punta di peso, Amauri. L’italo-brasiliano si sarà pure impegnato, ma le sue qualità sono tutt’altro che di quelle di una seconda punta, e poi non segna ormai da una vita. Per la seconda volta consecutiva Del Neri si fida troppo poco di Del Piero, e i risultati si stanno vedendo. E non parliamo dei cambi: 3, e uno più insensato dell’altro: Grosso per Traorè, quando a dover essere sostituito era Grygera più del francese, e nel momento della partita serviva la spinta sulla fascia che l’ex Arsenal poteva dare; Del Piero per Amauri, quando invece ad essere sostituito sarebbe dovuto essere un centrocampista centrale, per tentare il tutto per tutto con 3 punte, l’estro di Del Piero, i cross degli esterni e due torri come punte; e, infine, Motta per Pepe, un difensore per un centrocampista, e dico tutto.

Ma, concludendo, grandi responsabilità sono della dirigenza: perché non si può pensare di presentarsi per quantomeno lottare (ora forse non più) per lo scudetto con Toni (discorso già fatto mille volte), e perché non è possibile che la perdita di due giocatori (Melo e il Quaglia) abbia provocato un’involuzione così netta: servono delle alternative in panchina, servono delle alternative che il mercato può offrire. E spero non si passerà ora dai nomi di Forlan, Rossi, Arshavin a quelli di Maccarone, Floro Flores e Bojinov. La mia paura non è infondata, visti i casi del passato (Paolucci) e del presente (da Dzeko a Toni).

E grandi responsabilità sono anche della società: Andrea Agnelli, a questo punto della stagione, deve capire che si rischia di perdere anche l’accesso alla Champions della prossima stagione, se non si fanno grossi investimenti da subito, se non si prende una seconda punta in grado di rimpiazzare il lavoro di Quagliarella (che faceva tutto quello che non fanno gli altri nostri attaccanti: i gol di Toni, il sacrificio di Amauri, la regia di Del Piero, i movimenti di Iaquinta). E’ inutile mandare Marotta in televisione e dire che sconfitte come queste sono funzionali ad un percorso di crescita: la gente juventina (che fino ad ora è stata fin troppo buona) inizia a crederci sempre di meno, e una situazione molto simile a quella delle scorse stagioni sta iniziando a prospettarsi…Meglio prevenire che curare.

Quanto alla cronaca della partita, si può riassumere in poco. Le formazioni (Storari; Grygera, Bonucci, Chiellini, Traorè; Krasic, Aquilani, Marchisio, Pepe; Toni, Amauri) e i 3 gol di Cavani (20°, 26° e nel secondo tempo), tutti e 3 di testa. E, dato che siamo in vena di proverbi: “Errare humanum est, perseverare est diabolicum”. E’ così caro Grygera, sarà così cara Juve

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: