3 PUNTI DI CARATTERE

La miglior Juve, quella vista in alcuni momenti di questa stagione, è ancora molto lontana, com’è ovvio che sia, visti i tanti indisponibili. Ad oggi, giocatori come Quagliarella e Felipe Melo fanno mezza squadra, e se oltre a non poter giocare loro, sono indisponibili anche i loro sostituti, allora ecco che tutto si fa davvero più complicato, anche in chiave-scudetto. Eppure, nonostante i soli 3 punti nelle ultime 4 partite, la Juve alla fin fine ha perso soltanto un punto dal Milan primo in classifica, ed è ora a -7 e più che in corsa per lo scudetto.E’ vero, d’ora in avanti ogni successo sarà più difficile e dovrà essere più sudato, vista l’assenza di un giocatore che stava facendo per 3 (Quagliarella, e il peso del suo infortunio non mi stancherò mai di ricordarlo), ma nel calcio, si sa, tutto è possibile. Nel frattempo la Juve è riuscita nella seconda vittoria consecutiva compresa la Coppa, ed è ritornata al successo in campionato, seppure contro l’ultima in classifica, e seppure faticando.

Inutile parlare delle scelte di Del Neri, come sempre tutte obbligate: Buffon (come preannunciato un giorno prima) si è ripreso il posto da titolare in pianta stabile a scapito di Storari, e ciò può aprire anche nuovi scenari di mercato in merito alla cessione dell’ex Samp (lo vuole il Genoa, ma c’è da dire che l’atteggiamento della società, dei tifosi e dei due portieri in questa situazione è veramente da lodare). In difesa a destra si dà ancora fiducia a Sorensen, con Bonucci-Chiellini in mezzo e Traorè (non Grygera) che prende il posto di Grosso a sinistra. A centrocampo, visto l’infortunio (tra tanti) anche di Marchisio, i 4 erano scontati (Krasic, Sissoko, Aquilani, Pepe) e in avanti a maggior ragione (Del Piero-Giannetti). Il Bari, fortuna nostra, non era messo molto meglio in quanto a infortuni, ma è chiaro che in questa fase della stagione servono assolutamente dei rinforzi.

L’avvio è monotono. La Juve prova a fare la partita per quanto i giocatori in campo possono, ma la circolazione di palla è lenta. Krasic e Aquilani, da ormai un po’ di tempo, stanno rifiatando dopo l’avvio di stagione super, e ciò si avverte nella prevedibilità del gioco. Il giovane Giannetti non riesce a doppiare l’ottimo esordio con gol in Europa con un buon esordio in campionato, e di fatto non tocca mai palla. Nella mediocrità assoluta (anche il Bari non fa gran che) spicca Sissoko, che sembra essere tornato su buoni livelli, quantomeno accettabili per un giocatore che fino a poco tempo fa era uno dei migliori nel suo ruolo. A sbloccare la partita serviva la prodezza di un campione, che puntualmente è arrivata. E chi se non di Del Piero? Il capitano veniva dalla grande prestazione di giovedì in Coppa, ma era acciaccato per un fastidio al ginocchio; ha provato per tutto il primo tempo a guadagnarsi e a calciare punizioni, dopo qualche tentativo (non sbaglia mai più di una volta) ci riesce, lasciando immobile Gillet con una perla da fermo dal limite dell’aria: è l’1-0, il ritorno della linguaccia. Sempre la stessa lunga intramontabile storia si ripete. Il giocatore più vecchio, è quello più integro e anche quello più decisivo.

La Juve allora inizia a giocare meglio e cerca di gestire la partita, soprattutto nella ripresa. Krasic inizia quantomeno a carburare, Traorè a spingere. Ma grandi occasioni non si vedono. E così una grande giocata di Alvarez, che fa secco Sorensen sulla destra (non al meglio rispetto alle ultime apparizioni) e mette al centro di Rudolf porta all’incredibile pareggio barese. Sembrava un’altra partita sbagliata, storta, un’altra partita da Juve degli ultimi anni. E nel momento più brutto, quando addirittura Del neri mette Grygera per Traorè (cambio inspiegabile per una squadra che deve attaccare) a causa di un’incomprensione (al tecnico hanno detto che il francese stava male, ma Traorè non ne sapeva niente), fortunatamente arriva il pareggio, firmato Aquilani: un destro al volo su ribattuta in seguito a una punizione ancora di Del Piero. Ad inizio stagione, quando cercavamo di darci delle spiegazioni agli incomprensibili pareggi in Europa, ci accorgemmo dell’indispensabilità di Aquilani per questa Juve, nel bene e nel male. Nell’ultimo mese e mezzo il rendimento dell’ex Liverpool è fortemente calato, e su questi standard molto bassi stava giocando anche la partita di ieri. Fortunatamente, però, il gol ha dato fiducia a lui e a tutta la Juve, e ha confermato ancora una volta il concetto: quando lui gira, la Juve c’è. La speranza che possa essere una svolta anche per lui, in un momento in cui la Juve fatica a trovare dei leader e un sostituto degno di Quagliarella (anche sul mercato) e si affida ancora a Del Piero. A proposito di mercato, è doveroso parlarne sempre in questa fase di stagione: fortunatamente, Floro Flores ha scelto a sorpresa il Genoa e non arriverà alla Juve. Il guaio, però, è che pare si voglia puntare su Martinez, el Malaka tornato ieri in campo dopo una lunga convalescenza, che deve ancora dimostrare il suo valore alla Juve. Se tornasse ai livelli di Catania, sarebbe un buon giocatore, ma è ancora un oggetto troppo misterioso per decidere di puntare su di lui e non prendere più nessun attaccante. Ecco perché, uno come Luis Fabiano servirebbe, eccome.

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