CONTRO LA SAMP UN PUNTO E RIMPIANTI

Una partita più brutta di Sampdoria-Juventus fatico a ricordarla negli ultimi mesi. C’è stata grande delusione, soprattutto per quanto riguarda lo spettacolo, considerato anche il valore delle due squadre. La Juve non riesce a racimolare più di un punto, in una partita strana, molto combattuta, assai nervosa, e poco spettacolare. Il risultato (0-0) è conseguenza di tutto ciò. Il primo tempo è sembrato quasi una sfida di rugby, una guerra nel senso vero della parola, e molti sono stati anche i feriti. Nella ripresa l’orgoglio (e la stanchezza) ha spinto le squadre a rischiare ed osare qualcosa di più, ma, a parte le occasioni finali, non è stato prodotto gran che. E la Juve come reagisce a questo pareggio? Con un pizzico (e forse anche di più) di delusione. I punti persi, le occasioni fallite a questo punto della stagione sono davvero tante, eppure i bianconeri sono sempre lì, inseriti in quel gruppetto di inseguitrici del Milan, che presenta un vantaggio ancora relativamente corto (9 punti). E ciò non provoca altro che aumentare rabbia e delusione e accrescere i rimpianti. Perché, nonostante tutto, la Juve a Genova ha rischiato anche di vincere, e ha dovuto commettere errori a dir poco grossolani per lasciare (a malincuore) il risultato in parità. La Samp, però, è pur sempre la Samp, e il Marassi è un campo ostico per tutti, quindi, alla fine, per i più ottimisti, anche questo punto guadagnato non è del tutto da buttare.

Del Neri, come sempre dall’inizio dell’anno, ha a che fare con l’emergenza infortuni, anche se, in alcuni reparti, comincia ad avere abbondanza e a poter fare scelte, anche rischiose. In porta conferma Buffon (altra partita da spettatore); in difesa lancia Motta titolare con Bonucci, Chiellini e Traorè; il centrocampo è il migliore del momento, con Marchisio a sinistra e Sissoko al posto dello squalificato Melo, mentre in attacco il tecnico è costretto (per via anche della febbre di Del Piero) a schierare Pepe, accanto ad Amauri.

Che il campo fosse in realtà un campo di battaglia si era capito già dopo 3 minuti, quando uno scontro tra Mannini e Traorè ha impedito al francese di proseguire e obbligato Del neri a schierare Grosso. Per il francese saranno 3 settimane di stop. A barcollare saranno poi, nel corso della partita, anche Amauri (problemi con la maschera, ma non uscirà) e Marchisio. Tuttavia, la Samp non se l’è passata meglio, anzi: due zigomi rotti, quelli di Lucchini e Volta, e due infortuni abbastanza preoccupanti, per Pazzini e Pozzi. La cronaca della partita, fino a 20 minuti dalla fine, si può riassumere in tutto ciò, e in nient’altro. Poi, però, arriva il finale che non ti aspetti: prima Pazzini, si trova in area solo davanti a Buffon, e calcia incredibilmente fuori; successivamente inizia l’Amauri “show”, con il brasiliano che, oltre a rivelarsi un peso morto in attacco, continua a non segnare neanche per sbaglio, e a mangiarsi gol impossibili da non fare: cicca un colpo di testa, spara su un difensore dopo un tiro nell’area piccola, e si divora altri incredibili gol. L’ingresso in campo di Del Piero e di Martinez, proprio nei minuti conclusivi, serve a dare più verve all’attacco bianconero, e a costruire azioni non più in maniera occasionale, ma anche con loro due i gol non si vedono, anzi, se ne vedono sbagliare, soprattutto da Del Piero: se la sua prima conclusione (azione sulla destra di Martinez e innescata per il capitano che s’inserisce in area ma trova l’opposizione di Curci) non è finita in rete solo grazie ad una grande giocata del portiere, la seconda, allo scadere, una conclusione altissima da centro area su cross di Motta, è un errore imperdonabile per un giocatore di quel livello.

La Juve, dunque, non produce, e se produce, sbaglia. Le colpe domenica sono cadute su Del Piero ed Amauri, ma se il capitano ha più di un’attenuante (ha giocato con la febbre) ed è facilmente scusabile (per le tante partite che ci ha fatto vincere, nel passato, ma anche nel presente, vedi due domenica fa a Bari), lo stesso discorso non può valere per Amauri: ad eccezione dell’exploit dei primi 6 mesi (12 gol), in un anno e mezzo ha segnato soltanto 7 gol, giocando quasi sempre da titolare. E, se prima si poteva dire che l’italo-brasiliano giocava  quantomeno per la squadra, ora il discorso è ancora diverso: è pesante, non salta l’uomo, si muove poco, e di testa non le prende più. Quando (e se) la Juve riuscirà a liberarsi di questo peso, sarà pur sempre un successo.

Tuttavia, benché la partita non sia stata esaltante, si possono riscontrare dei segnali positivi: la difesa sembra aver ritrovato solidità, Bonucci è finalmente al top, Motta ha giocato la sua miglior partita da quando è alla Juve, e Sissoko sta confermando i progressi delle ultime partite. Ancora sottotono, invece, le prestazioni di Aquilani e Krasic, veri leader della squadra nella prima parte di stagione: non è un caso, infatti, che il calo di questi due giocatori (Aquilani, comunque veniva praticamente da 2-3 stagioni in cui non aveva mai giocato per infortunio, e Krasic non si ferma da un anno e mezzo), in aggiunta anche all’infortunio di Quagliarella e la squalifica di Melo, sia coinciso col momento di basso rendimento di tutta la squadra.

Una squadra che, per via dei problemi in attacco, sembra essere tornata quella sterile di inizio estate. Ma, anche se le prospettive scudetto si sono fortemente ridotte (per via delle tante assenze), non si può neanche dire che i giocatori siano diventati tutti brocchi all’improvviso: ecco perché, si deve continuare a lavorare, per vincere sempre. Alla fine qualche risultato importante lo si potrà anche ottenere.

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