DEPRESSIONE NEL CAMPO, SPERANZA FUORI

Lo stato d’animo del tifoso juventino in questo momento è un mix di emozioni, sensazioni, speranze, delusioni, orgoglio, desolazione, ottimismo e voglia di rivincita. Un tempo una sconfitta in casa contro l’Udinese sarebbe stata una sorpresa, una notizia inaspettata e deprimente. Oggi, invece, è facilmente auspicabile e prevedibile. La squadra è ormai sorella gemella a quella della scorsa stagione, a quella di due stagioni fa. La forza dell’orgoglio la spinge fin che può, la porta al vantaggio, a sperare, ma poi l’effetto svanisce, le forze sovrumane si esauriscono, e gli avversari ridiventano il Brasile, riuscendo a ribaltare il risultato con facilità disarmante. E’ quello successo domenica. E’ vero, i bianconeri friulani sono la squadra più in forma del momento, ma venire a Torino con la certezza di vincere, e poi tornare a casa con i 3 punti come se tutto fosse normale è una cosa umiliante per la Juve, dove si è venuto a creare il solito circolo vizioso: l’infortunio del capocannoniere della squadra ha portato allo smascheramento dei problemi in attacco, alle prime sconfitte, all’abbassamento del morale, all’aumento di sfiducia attorno e all’interno della squadra, ad un calo di condizione fisica, alla fragilità difensiva ed, infine, alle sconfitte. Una storia che ormai viviamo e riviviamo da troppi anni, e che è causa dei nostri mali. Domenica sera anche la curva ha definitivamente perso la pazienza, presagio dell’inevitabile fine.

Ma, per interrompere un circolo vizioso, serve una scossa, un’iniezione di fiducia. Questa non può provenire dal nulla, ma dal mercato sì, e così è stato. Come d’incanto, l’ultimo giorno di calciomercato ha portato Alessandro Matri, centravanti italiano, 26 anni, bello, possente, dal grande fisico, tecnica e anche rapidità, 11 gol fino ad ora in campionato (più di Pazzini, per la cronaca) in bianconero con un prestito con diritto di riscatto fissato a 18 milioni dilazionati in 4 anni ma che la Juve si è già impegnata ad esercitare. Non è un giocatore che ti fa vendere milioni di magliette, ma sicuramente uno che potrebbe risolvere i problemi in attacco. Meglio di lui, in campionato, hanno fatto solo gente del calibro di Di Natale, Di Vaio, Ibra, Eto’o e Cavani. Il suo borsino, fino ad ora, è a dir poco onorabile; sta viaggiando alla media di 20 gol a stagione (alla Juve manca un centravanti da questi numeri da tempo) e per di più in una squadra con meno qualità della Juventus. Nell’attesa di vedere, la prossima stagione, una coppia atomica con Quagliarella, con cui si sarebbe davvero potuto puntare allo scudetto, ora ci dovremo accontentare di vederlo agire con Del Piero, Martinez, Iaquinta o Toni. Una cosa è certa: Marotta è riuscito nell’ultimo giorno di mercato quantomeno a far sì che la Juve esca da questa sessione invernale non indebolita, e ora si può davvero sperare di ricominciare il cammino intrapreso ad inizio stagione senza più interruzioni, anche se la macchia di questo Gennaio da dimenticare si farà sentire e probabilmente influirà ancora.

Ieri Marotta è riuscito anche in un altro colpo: cedere Amauri, anche se in prestito, al Parma. Nonostante la crisi che sta affrontando in questi anni l’attacco bianconero, sinceramente fatico a ricordare un centravanti più scarso dell’italo-brasiliano che abbia vestito la nostra maglia. A 30 anni suonati finalmente decide di farsi da parte, per il bene di tutti: suo, del Parma e soprattutto della Juve. Anche per il Parma forse sarà un bene: non è detto che lì Amauri trovi la sua dimensione giusta e continui (anzi, riprendi) a segnare; sarebbe soltanto una conferma che il giocatore non è assolutamente da Juve, ma soltanto da squadra che lotta per la salvezza.

Nonostante, però, questa discret (ma non ancora ottimo; le sconfitte, le eliminazioni e gli infortuni di questo periodo non sono cancellabili) giorno di mercato, resta tuttavia l’amara delusione per la sconfitta del giorno prima, talmente tanta delusione che faccio fatica a raccontare la cronaca del match. Ci proverò: Del Neri ha optato in difesa con Grygera a destra e Grosso a sinistra, ha centrocampo ha rinunciato a Sissoko, schierando Melo-Aquilani in mezzo, mentre in attacco, di fronte a scelte obbligate, ha proposto la coppia Del Piero-Martinez.

Il primo tempo è molto tattico, con poche occasioni da gol. A provarci è solo il capitano, vera anima della squadra. La ripresa, invece, è ricca di emozioni (in negativo). Al vantaggio di Marchisio (grande gol in sforbiciata, unico motivo per ricordare questa partita), rispondono prima Zapata e poi il solito Sanchez, che affondano per l’ennesima volta i bianconeri, e allungano il periodo di crisi.

La speranza, ora, è che, con l’arrivo e la freschezza di Matri (che, ripeto, non ti garantisce il gioco che ti faceva Quagliarella, ma quantomeno i gol sì, e questi servono in questo momento alla Juve) non venga fatta più la cronaca di partite come queste, e si possa raggiungere quello che ad inizio stagione era l’obiettivo minimo, ora, invece, è un sogno: la zona Champions.

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