A TORINO NON SI COMANDA!

Ha vinto la Juve. Ancora una volta, nonostante tutto, i bianconeri nello scontro diretto si confermano più forti dei nerazzurri. Tutta l’Italia bianconera è euforica, in festa, perché questo successo non significa solo avere tre punti in più, ma ben altro: significa orgoglio, gloria, dignità, trionfo. E la grande Inter post-calciopoli ha avuto la possibilità di assaporare tutto ciò contro di noi soltanto una volta negli 8 incontri giocati dal 2007 in poi, davvero poco per una squadra che ha vinto tutto. Se poi consideriamo che a Torino l’Inter praticamente non riesce più a vincere, ciò ci riempie ancora di più d’orgoglio. E la spiegazione dei successi bianconeri contro l’Inter è semplice: i nerazzurri possono essere forti qualitativamente e tecnicamente quanto vogliono, ma non avranno mai quella grinta, la tenacia, l’orgoglio, lo stile che caratterizza tutti coloro che indossano quella maglia bianconera, dal primo all’ultimo, dal capitano, ieri per la prima volta in un Juve-Inter tutta la partita in panchina, ai nuovissimi, Barzagli, Toni e soprattutto Matri, vera forza della Juve ritrovata.

E’ stato ieri il successo di tutti. Il successo di Del Neri, che finalmente vede far fruttare il suo lavoro sul campo, con un prestigioso risultato. Perché la squadra ieri, oltre ad aver lottato su ogni pallone, è stata anche messa perfettamente in campo e mostrato a tratti addirittura bel gioco, e nessuno si sarebbe mai aspettato a questo punto della stagione di vedere la fascia sinistra funzionare alla grande con l’inedita coppia Chiellini-Marchisio, e Toni-Matri fare spettacolo in attacco. E’ stato il successo di Marotta: Sorensen, Barzagli, Matri, Toni, ma anche Bonucci, Aquilani, Krasic, molti dei grandi protagonisti di questa vittoria sono suoi colpi, e il suo lavoro, per quanto possa esser criticato, forse davvero darà i suoi frutti, perché le basi ci sono tutte. E’ stato il successo dei calciatori, da Matri, che forse non sognava neanche da bambino emozioni del genere, a Sorensen, il 18enne “Iceman”, uno che 5-6 mesi fa non sapeva neanche che fosse la Juve, e che ora sterilizza Eto’o e pennella l’assist del gol, a Buffon, capitano in campo, vecchio orgoglio bianconero tornato protagonista. E’ stato il successo della società, a partire da Andrea Agnelli, che, in attesa di vedere risultati positivi in tribunale, si accontenta (si fa per dire) di successi sul campo come questo. E’ stato, infinte, il trionfo di noi tifosi, che abbiamo sempre creduto e sostenuto questa squadra, nonostante tutto quello accaduto negli ultimi anni, e che continueremo ad onorarla per sempre, perché emozioni come queste non potrebbe regalarcele nessun altra squadra.

Ma descriviamo la partita, per una volta che potremmo essere fieri di farlo.

Del Neri presenta la squadra con il solito 4-4-2, con la difesa di Cagliari confermata (che continua a dare garanzie), con Krasic e Marchisio esterni di centrocampo, Melo-Aquilani che componevano il duo centrale, e Toni-Matri, coppia di peso, in attacco. Dall’avvio si è ben capito che partita sarebbe stata: l’Inter avrebbe provato a tenerla sotto controllo, ma la tenacia e la determinazione della Juve non gliel’avrebbe permesso. Così, infatti, alla fine è stato. E le più grandi occasioni sono state proprio per i bianconeri, dove Chiellini ha addirittura costretto Maicon alla difensiva per tre quarti dell’incontro (ed ora molti sono tornati a considerarlo il miglior terzino italiano), Aquilani è tornato super, recuperando lo smalto di inizio stagione, e giocando una partita di molto sacrificio, come Felipe Melo, e dove Matri e Toni, sostenuti dal gioco sulle fasce, hanno avuto davvero molte palle gol. Prima l’ex azzurro si fa anticipare per pochissimo in area da Maicon, poi il neo azzurro viene atterrato da Cordoba, sempre in area di rigore, ma Valeri non fischia nulla. Il tempo delle lamentele però è durato davvero poco, perché pochi minuti dopo un cross improvvisato di Sorensen, e la zuccata di Matri, portano la Juventus in vantaggio. Nella ripresa l’Inter prova a reagire, ma la manovra è talmente lenta e confusionaria, grazie al pressing e alla voglia della Juve, che le opportunità di segnare più nitide sono ancora per i bianconeri, che si concedono addirittura il lusso di mangiarsi un gol già fatto, sempre con Matri, diventato fulcro dell’attacco bianconero. Insomma, la partita segue la linea dei Juve-Inter precedenti: tanta tensione, molte occasioni, pochi gol, ma questa volta (come all’andata) anche molto fair play. E soprattutto grandi emozioni alla fine. L’energie infatti per i bianconeri si esauriscono, i cambi non producono i risultati sperati (Iaquinta, soprattutto, ma in questo giorno di festa non mi voglio soffermare sui fatti negativi) e la Juve è costretta a soffrire, commettendo anche errori banali. Un doppio retropassaggio sconcio, prima di Iaquinta, poi di Sorensen, causano attimi di paura, che sarebbero stato soltanto un assaggio di quello accaduto qualche istante dopo: Pepe perde malamente palla in difesa, Maicon crossa, la palla passa e ha porta vuota niente meno che Eto’o colpisce la traversa. E come se non bastasse, lo stesso Eto’o, pochi minuti dopo, cicca clamorosamente il pallone in area di rigore col sinistro. Segno questo che forse era destino che la Juve avrebbe vinto.

Forse avrà avuto anche un po’ di fortuna, ma, come si dice, la fortuna premia gli audaci, e non solo: anche coloro che vogliono a tutti i costi qualcosa, e fanno di tutto per ottenerlo, pur patendo molte sofferenze, a differenza di altri che, con molta meno fatica, riescono ad ottenere maggiori risultati. Ma la sorte, e la giustizia, ben presto guarderanno anche verso di noi. Per ora “accontentiamoci” di queste emozioni della vita.

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