LA SCONFITTA DELLA DISPERAZIONE

La Juve è morta. Lo avremmo potuto dire da 4-5 anni a questa parte, ma oggi lo possiamo affermare con certezza. E’ bastato per poter sostenere ciò una sconfitta, la più classica, per 2-0, contro il Lecce. Non che la Juve recentemente fosse disabituata alle sconfitte e più generalmente a figuracce del genere, ma potrebbe sorgere il dubbio: come si fa per una sconfitta a dichiarare un’affermazione del genere? La risposta non sta nella sconfitta in sé e per sé, ma in tutto quello che la circonda. La Juve sta vivendo da anni periodi difficilissimi, in cui ogni qual volta sembra mostrare segnali di ripresa puntualmente ricade nel baratro, sprofonda nell’abisso. Dopo una nuova, ennesima crisi, è arrivata la solita breve ed ingannevole risposta, due vittorie prestigiose, per voler dimostrare a tutti che il tempo difficile è finito. Ancora una volta non è stato così, come non è stato così nel periodo delle 16 partite senza sconfitte, come nei primi mesi di Zac, quelli di Ferrara, di Ranieri. Questa volta, però, le era stata concessa un’ultima possibilità. Ultima non per qualche ragione in particolare, ma semplicemente perché noi tifosi juventini siamo stanchi, stanchi di essere chiamati così e di non vivere da tali, stanchi di essere presi in giro. Soltanto per sapere quanto veramente vale questa Juve. Domenica abbiamo ottenuto la risposta, perché una squadra che non riesce a fare 3 vittorie consecutive, 3 passaggi di fila o un tiro in porta contro un Lecce qualsiasi, può vincere la partita precedente anche con i campioni del mondo, ma non è mai la Juventus. O, almeno, non è la nostra Juventus. E’ vero, una partita storta può capitare, ma 100 non sono tollerabili. Ecco perché, anche se nelle stagioni precedenti forse si è fatto anche peggio e si è continuato a sperare fino alla fine in qualcosa, ora posso dichiarare che per me personalmente la stagione della Juventus finisce qui. L’unica cosa da fare è cercare di limitare i danni fino a maggio, e poi ripartire per l’ennesima rivoluzione, con la consapevolezza che, per la legge dei grandi numeri, qualche volta dovrà pur essere quella buona. Di più non si può fare.

Domenica è stata giocata la peggior partita della stagione. La realtà è che siamo diventati un Cesena qualunque, e che non siamo neanche più la più forte squadra d’Italia con i colori bianconeri: sconfortante. Vedere Buffon uscire dopo pochi minuti fuori area con le mani per salvare un gol già fatto, una difesa che definire colabrodo è un eufemismo, un centrocampo con Aquilani-Marchisio-Melo versione fantasmi, e un attacco messo lì per aspettare i cross degli esterni che non esistono, e soprattutto vedere un allenatore che dopo l’espulsione del portiere toglie il giocatore adatto proprio a queste partite (nonché il giocatore più forte della Juve in generale) e lascia in campo due attaccanti tra loro simili a cui, per il tipo di partita, non si poteva chiedere di più, non è da Juve. E’ vergognoso. Spregevole. Umiliante.

E la colpa di tutto ciò non può essere attribuita solo alla sfortuna, al fato, all’incompetenza della dirigenza e della società. Perché non ho mai visto un allenatore più ottuso nell’interpretazione della partita di Del Neri, e la squadra, alla fin fine, non è formata da solo pippe: forse non può competere per lo scudetto, ma contro quel Lecce sarebbero bastate anche le riserve di una qualsiasi squadra, per non parlare della Juve. E fortuna nostra che, di fronte, avevamo la squadra salentina: ce ne fosse stata un’altra, di livello solo leggermente superiore, avremmo rimediato una batosta che sarebbe rimasta nella storia.

Ma la cosa che mi sorprende di più sta nel fatto che dopo la retrocessione in Serie B sembrava che la gloria della Juve sarebbe dovuta terminare per sempre, e invece da neopromossi siamo arrivati terzi, e l’anno dopo secondi e autori di un più che dignitoso cammino in Champions. Non eravamo soddisfatti fin da allora, tanto che abbiamo fatto esonerare Ranieri, umiliandolo, eppure ora, da due anni, sembriamo consapevoli di essere squadra da settimo posto.

Mi dissero che un fattore positivo in questa stagione comunque ci sarebbe stato: era impossibile fare peggio dell’anno scorso. Evidentemente non sapevano che avevamo a che fare con la Juve, anche se di tale non è rimasto neanche il nome.

E parlo come se la stagione fosse già finita perché è già finita, l’altro ieri ne ho avuto la conferma.

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One Response to LA SCONFITTA DELLA DISPERAZIONE

  1. Johne326 ha detto:

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