DEBACLE PRIMAVERA, ANCHE LEI KO

Negli ultimi anni, nonostante le tragiche stagioni che sta vivendo la Juve, la società bianconera continuava ad avere qualcosa di cui potersi vantare: erano i successi che annualmente otteneva il nostro settore giovanile, a partire proprio dalla Primavera, che risultava essere, comunque, un gran motivo di soddisfazione. Perché avere un settore giovanile ben impostato significa avere basi solide su cui poter instaurare un progetto calcistico, dato che, puntare sui giovani vuol dire guardare al futuro con fonti interne ed economiche. E se questi giovani hanno talento e sono di valore, si può davvero sperare in anni migliori. Purtroppo, a partire da questa stagione, anche questo motivo di gioia è venuto a mancare, e ciò potrebbe essere segno del già preannunciato e ormai quasi inevitabile declino: la nostra primavera, infatti, non sta ottenendo i risultati sperati, ed, anzi, si sta dimostrando non all’altezza delle stagioni precedenti e, soprattutto, delle altre avversarie. Lo dimostra il cammino non proprio brillante in campionato e, soprattutto, la tanto precoce quanto inattesa eliminazione dal Torneo di Viareggio, competizione importante per il settore giovanile quanto lo è la Champions per i grandi club. La Juve, che era anche detentrice del titolo, ha sempre onorato al meglio la competizione e ottenuto grandi risultati. Vedere perciò la nostra squadra eliminata dopo solo due partite provoca sicuramente uno strano effetto.

Esattamente un anno fa, tutto il popolo bianconero si dilettava ad ammirare le imprese di Immobile & co. che facevano spettacolo, con un gioco tutto offensivo e votato all’attacco e, soprattutto, con una squadra ricca di giocatori talentuosi che la Juve, comunque, ha sempre avuto: dalla generazione di Pericard, Criscito e Guzman a quella di Paro, Giovinco, Marchisio e De Ceglie, per poi passare alla Primavera di Lanzafame, Esposito e Pasquato, e, per finire, con quella della scorsa stagione, con giocatori di talento come Immobile, Yago, Belcastro e Giandonato. Poi, questa stagione, l’improvviso flop. La squadra, ora allenata da Bucaro, riesce prima a pareggiare con un rocambolesco 2-2 contro il Burges, e poi addirittura a perdere in maniera clamorosa in casa nel derby col Varese 2-4, facendosi rimontare nel secondo tempo. Inutili sono state le reti di Giannetti e Libertazzi, i due giocatori di spicco della squadra. “Non siamo all’altezza, è giusto tornare a casa”, sentire queste amare parole pronunciate da Bucaro dopo la partita, per una squadra giovanile, e, soprattutto, riferite ad un team così nobile come il nostro, provoca grande dolore.

Questa debacle, comunque deve far riflettere. Ciò non può causare altro se non l’aumento della crisi di una società che oramai sembra essere morta e incapace di uscire dal tunnel nella quale è entrata. Il fallimento della Primavera non è altro che l’ennesimo, ineluttabile segno del crollo. Ma causa o conseguenza della situazione difficile che la Juve sta vivendo? Entrambe le cose.

Diciamo che per tradizione la Juventus ha sempre disposto di un ottimo vivaio, ma dal quale non ha mai pescato più di tanto, così come, anche nei periodi di calciomercato, la Juve ha sempre preferito investire i suoi soldi su giocatori già affermati e/o esperti. Questo, anche quando si viaggiava in acque migliori, non può mai essere considerato come un fattore positivo, anche perché squadre ora al top del mondo (come il Barca, il Real, il Manchester, il Chelsea, l’Arsenal, e in parte la stessa Inter) traggono sempre risorse dai propri settori giovanili, e questo è stato uno dei segreti che ha permesso a queste squadre di essere ora tra le più forti del mondo. Calciopoli ha in parte cambiato questa prospettiva: nella calma e la relativa quiete della Serie B, la Juve si è concessa il lusso di far giocare da titolari alcuni giovani, come De Ceglie (ancora in prima squadra), Marchisio, uno dei punti fermi di questa Juve, e Giovinco, grande talento frenato dalla pochezza fisica, ma comunque convocato anche in nazionale. A partire dal ritorno in A, però, questo breve paradiso terrestre si è nuovamente interrotto: la Juve ha ricominciato a sentir bisogno di giocatori esperti per tornare ai livelli che la competono, e, anche se c’è stato qualche tentativo, come ad esempio quello di Criscito, non è finito a buon fine, perché non si ha avuto pazienza. E per non parlare delle ultime travagliatissime stagioni, dove non si ha davvero mai avuto (se non in casi di emergenza) la possibilità di lanciare qualche talento. Ecco anche perché tutti quei bei giocatorini ora militano in serie minori o sono addirittura scomparsi: parlo di Immobile, Fausto Rossi, Daud, Esposito, e tanti altri desaparecidos.

Questo spreco di talenti e di risorse interne è frutto della sbagliata mentalità della società, e anche del periodo di crisi sportiva, che impedisce alla Juve di adoperare questi rischi. Ma se si dispone di questi mezzi, perché non doverne usufruire? Non possono essere i giovani la soluzione alla crisi? Forse sono state queste le domande che si sono posti Agnelli e Marotta e Del Neri, che, in effetti, a partire da questa stagione, stanno instaurando un lieve cambiamento di tendenza, come dimostra l’utilizzo in pianta stabile in prima squadra di “Icemen” Sorensen e le apparizioni di Giandonato, Giannetti, Camilleri e Libertazzi.

Ma forse ormai è troppo tardi, sia perché le nuove leve del nostro calcio stanno forse capendo che conviene far parte di un vivaio di una squadra di meno “appeal” (come la Samp) ma in grado di darti garanzie future, che della Juve, sia forse anche perché la Juventus, per via del negativo momento che da alcuni anni oramai sta vivendo, sta veramente iniziando a perdere quel prestigio e quella reputazione che con i successi anteriori si è conquistata. Del resto non si vive mai della gratitudine per le cose passate. E, chissà, forse c’è ancora tempo per aggiustare la situazione, basterebbe non commettere puntualmente gli stessi errori.

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