LA RESA FINALE BIANCONERA

“Non possiamo più ambire a grandi traguardi”, con queste parole Marotta e la Juventus alzano di fatto per la prima volta in maniera ufficiale bandiera bianca. Una frase triste, secca, riassunto della situazione che da alcuni anni la Juve sta vivendo, sinonimo di fallimento. Certo, sentire queste parole venir fuori da un dirigente della Juventus, squadra più prestigiosa d’Italia, provoca uno strano effetto, ma ciò non è altro che un crudo quadro della realtà. Il tutto arriva dopo una sconfitta, l’ennesima, di questa Juve, dopo un’altra figuraccia, ed un’altra impresa, quella di tornare a perdere dopo 31 anni in casa contro il Bologna. La Juve, del resto, ultimamente ci ha abituato a questi miracoli sportivi al contrario. Un’altra prestazione inguardabile e imbarazzante, che è servita a confermare solo quello che già si sapeva: la consapevolezza che la Juve è morta, e la necessità di un nuovo tentativo di rifondazione, perché ormai solo di tentativi si parla. Le conferme, purtroppo, arrivano solo in tal senso. Ad esser messo in discussione, ora, oltre al neo progetto Juventino firmato Marotta, vi è soprattutto l’allenatore, chiamato all’ultima spiaggia contro il Milan. Una partita che servirà soltanto per motivi personali, per i giocatori, l’allenatore, i tifosi, che servirà per “cercare di onorare il campionato fino al termine della stagione”, parole, anche queste squallide, ma veritiere, di Marotta. In caso di un’ulteriore sconfitta spazio ad un traghettatore (Gentile favorito) e poi si punterà decisi su Spalletti a giugno.

Sabato scorso si è vista una Juventus peggiore di quella dell’altra domenica Lecce, da molti ritenuta la peggior Juventus della stagione, perché se contro il Lecce c’era l’alibi che la squadra non avesse neanche sudato, contro il Bologna, invece, ha dato il massimo, e non è riuscita a fare risultato migliore di un 0-2. Ridicolo.

Nonostante le oscenità difensive di Lecce, l’unico cambio che effettua Del Neri in difesa (oltre a quello obbligato di Storari per Buffon) è Grygera per il giovane Sorensen, mentre Chiellini resta ancora a sinistra. A centrocampo, invece, Marchisio ritorna al centro, per via delle indisponibilità di Sissoko e Aquilani, e a sinistra è Martinez ad avere l’ennesima chance. In attacco, invece, si assiste al ritorno da titolare di Iaquinta, al posto di Toni. Stranamente la partita nei primi minuti sembra dare indicazioni positive per i bianconeri. Stranamente perché, come volevasi dimostrare, puntualmente a metà ripresa arriva lo strepitoso gol subito: è quello dell’ex, Marco Di Vaio, 35enne rimpianto dalla Juventus. Lanciato da Mutarelli si dimostra imprendibile per Chiellini, Bonucci e Barzagli, tutti intenti a recuperarlo, e le cui scivolate vanno tutte e 3 a vuoto: sembra una scena comica. La Juve allora prova a reagire, ma a parte un palo colpito in mischia da Iaquinta, non produce niente. La squadra non funziona: la difesa è vulnerabilissima, e Chiellini spreca troppe energie nell’attaccare inutilmente, dimostrandosi poi esausto nei ripiegamenti difensivi; il centrocampo (a parte qualche inserimento centrale di Melo) è privo di idee e spunti, soprattutto Martinez ha le movenze di un bradipo, pagato 12 mln. E in attacco c’è chi come Iaquinta è scandaloso, eppure lui non si accorge di ciò e gioca addirittura svogliatamente. Per fortuna lo capisce Del Neri, che nella ripresa per la prima volta da quando allena la Juventus azzarda dei cambi: fuori i due sopraccitati e dentro Del Piero e Toni. Eppure ancora una volta i cambi si sono rivelati inadeguati: in quel momento, più che una scossa con i giocatori in campo, giocando in una maniera iperoffensiva, con Del Piero-Toni-Matri e Krasic, sarebbe servita una scossa psicologica. Infatti le sostituzioni non han fatto altro che aumentare le crepe difensive, e in attacco non è stato prodotto il risultato sperato. In questa situazione è arrivato il raddoppio, sempre di Di Vaio, in un’altra azione quasi comica: 5 giocatori incapaci di mostrare pressione nell’area di rigore al bolognese, che, evitando la nostra difesa, ha siglato il 2-0.

Il Bologna è in festa, il popolo bianconero, invece, ormai è indifferente, ci hanno fatto perdere anche la passione, la forza di piangere dopo una sconfitta. Non l’ha persa però la curva, che fino a qualche settimana fa ha difeso la squadra, e ora invece finalmente la contesta duramente. Quando anche lei perde la pazienza, vuol dire che è davvero finita. In realtà la storia della stagione bianconera è terminata già da un bel po’, anzi, potremmo dire, non è mai davvero iniziata, come nelle passate stagioni.

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