L’UMILIAZIONE MAGGIORE

Oltre il danno, la beffa. Molti tifosi ed amanti del calcio, dopo aver visto Juve-Milan, potrebbero davvero asserire che la fine del mondo sia vicina. Perché da questa partita si ci poteva aspettare di tutto e non si poteva pretendere né alcunché dalla Juventus (se ancora possiamo osare a chiamarla così), il risultato era apertissimo, sarebbe potuta finire con un pareggio folkloristico, o con uno noiosissimo, sarebbe potuta finire con una goleada rossonera, con una vittoria di misura, e perché no, anche con un successo della Juventus. Ma che la partita la decidesse Gennaro Gattuso, uno che in carriera non ha quasi segnato neanche un gol, con un diagonale in grado di cogliere di sorpresa quello da molti ritenuto il portiere più forte al mondo (anche se ora non lo è più), non se lo sarebbe aspettato nessuno.

Il Milan dunque alla fine ringhia sulla Juve, vince solo per 1-0, ma mostra in campo una superiorità davvero umiliante. Eppure c’è da dire che gli stessi rossoneri sono molto lontani dai top club europei (vedi sconfitte a Londra e Madrid), il che è un dato a dir poco preoccupante per la Juventus. Ma in fondo, si sa che, come abbiamo già detto, la Juventus è ormai morta. La cosa che fa impressione è vedere una squadra che da 3 partite non solo non segna, ma non tira neanche in porta, e, per di più, non riesce nemmeno a creare un’occasione da gol che non sia rugbistica. Nelle ultime 4 partite c’è riuscita solo una volta, contro l’Inter, grazie al cross occasionale di Sorensen e la zuccata di uno dei pochi giocatori bianconeri ancora degni di essere chiamati tali, Matri. E la cosa ancora più grave è che c’è un allenatore che non capisce ciò, non capisce che il 4-4-2 per questa squadra è inadeguato, impossibile, ed è ostinato nella sua testardaggine tattica. Il 4-4-2 prevede due terzini forti e di corsa, quando la Juve gioca con 4 centrali, prevede due, e non uno, esterni di centrocampo in grado di saltare l’uomo e creare superiorità numerica, quando Del Neri è costretto a schierare a sinistra o un centrale (Marchisio) o una “presunta” punta esterna (il bradipo Martinez), e prevede infine una coppia d’attacco con una seconda punta di raccordo, ed una prima che faccia sponde e la metta dentro, non come nella Juve, dove Matri aspetta i palloni da Toni, Toni gli aspetta da Matri, ed entrambi stanno con le mani in mano. Giocassero insieme, potessero sfruttare almeno la loro stazza e la loro abilità nei colpi di testa, ma senza esterni, neanche i cross arrivano. Soluzione: la squadra è inadatta, non ha gioco, non ha niente.

Così si spiegano anche i successi della Juventus con le big, come ad esempio contro il Milan all’andata e contro l’Inter, e i clamorosi flop con le squadre cosiddette piccole: contro le squadre grandi, la Juve, mettendola tutta sul piano dell’agonismo, e cercando di sfruttare qualche mischia o qualche errore avversario, è riuscita a portare a casa il risultato, non di certo dovuto ad un’illuminazione nel gioco e nella qualità, come crede, o fa credere agli altri, Del Neri. Eppure, il tecnico di Aquileia, resta ancora al suo posto, anche se ha totalizzato 4 punti in meno della Juve della scorsa stagione, quella da molti ricordata come la peggiore Juventus della storia: né lui si dimette, né gli altri lo cacciano.

Ieri ha riproposto un’altra formazione improponibile, con Buffon in porta (parente lontano di quello che una volta era il migliore al mondo, a questo punto meglio far giocare Storari), Sorensen a destra (sempre saltato, anche da Flamini), Barzagli e Chiellini centrali (con Bonucci a farne le spese, ma non è che i due siano stati impeccabili, con responsabilità sul gol), e Traorè a sinistra (uno dei meno peggio, anche se ha sbagliato tutti i cross. Del neri ha detto: “è un problema psicologico, perché Traorè in allenamento non sbaglia un cross, in partita invece gli ha sbagliati tutti”, in realtà non sa che in partita a pressare Traorè non c’è Grygera). A centrocampo Krasic a destra (l’unico che prova a predicare calcio, ma lo fa nel deserto) Marchisio-Melo al centro (tra i meno peggio, se non altro perla voglia e l’intensità e il tentativo di fare qualcosa) e Martinez a sinistra (no comment). Ed in avanti la coppia Matri-Toni, troppo simile per giocare assieme, facendo subentrare nella ripresa Iaquinta, un altro assolutamente non da Juve. Perché un altro segno dell’inadeguatezza di Del Neri sta anche nella scelta dei cambi, disastrosi e sbagliati fin dalla prima giornata, quando li esaurì dopo dieci minuti della ripresa, e fu costretto a giocare tutta la parte finale di partita in 10, col tentativo di recuperare, a causa dell’infortunio di Martinez. Anche ieri, si può criticare fortemente Del Neri per questo motivo: che senso ha, lasciare in panchina per la sesta volta consecutiva Del Piero, relegandolo a quarta scelta dell’attacco, facendogli fare sempre e solo gli ultimi minuti, di fatto umiliando lui, i giocatori in campo ed i tifosi? Non si capisce cosa Del neri veda in Toni e in Iaquinta. Così, la partita è finita 1-0, con gol di Gattuso e papera di Buffon. I più maliziosi potrebbero pensare che la partita senza quella papera sarebbe potuta finire in parità, ma non fosse stato in questa circostanza, ma in un’ altra, il Milan avrebbe comunque segnato, e l’impotenza bianconera nei suoi confronti è stata allarmante.

Ora, la situazione della Juventus è già da tempo compromessa, per usare un eufemismo. Eppure Del Neri continua a scaldare la panchina della Juventus. Sarebbe invece necessario un cambio, anche per un traghettatore, come Gentile o Vialli. Lo sarebbe per il bene della Juve, perché, risultati positivi oramai non se ne potranno più conseguire, obiettivi da raggiungere non ce ne sono, quantomeno, un nuovo allenatore potrebbe proiettare la squadra ad un discorso tattico nuovo, diverso, impedendo che la prossima stagione, con l’ennesimo nuovo allenatore (si parla di Spalletti, Conte, Vilas Boas e Van Gaal), non si tratti di nuovo di ricominciare da capo, e per evitare il fallimento.

Parola che caratterizza la storia della Juve da 6 anni a questa parte.

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