NULLA DI STRANO, PAREGGIO A CESENA

Definire questa squadra ancora “Juventus” sarebbe una blasfemia enorme. Perché la Juventus, in realtà non esiste più. Semmai è un insieme di mediocri giocatori e di un numero davvero esiguo di campioni messi insieme (non si sa come) da una persona chiamata allenatore, Gigi Del Neri. Ancora una volta ieri se n’è avuto la conferma: pareggio a Cesena, terz’ultima in classifica ed in lotta per la salvezza, 2-2, maturato, tra l’altro, in maniera, grossolana e ridicola. Perché è questo che umilia ancora di più la Juventus d’oggi. Infatti, sia ben chiaro: oramai nessun tifoso si sarebbe aspettato la vittoria, perché ormai la Juventus è nient’altro che una squadra da retrocessione (e i numeri del girone di ritorno lo confermano), senza neanche le motivazioni e la grinta di queste squadre, e con soltanto qualche campione ultratrentenne in più, ancora in grado di fare la differenza. Già, perché i problemi di questa squadra, e non dico cose nuove, derivano da profonde mancanze a livello societario, e a livello tattico. Per quanto riguarda il primo punto, ne abbiamo già parlato più di una volta. Una cosa mi sento ancora di dire: vorrei lanciare una proposta, a tutti coloro che di mestiere fanno i giornalisti in tv, ed intervistano gli allenatori a fine partita: perché, invece di fare le solite domande scontate, chiedano a Del neri o a Marotta quale sia (se vi sia) il progetto della Juve, e che obiettivi si proponeva per questa stagione: molto probabilmente, dato che rispondendo “il campionato” o “il raggiungimento della Champions”, che dovrebbe essere considerato l’obiettivo minimo, dichiareranno il loro fallimento, molto probabilmente replicherebbero con la formula valida per ogni circostanza: il nostro obiettivo è quello di cercare di migliorarci. Spiacenti, Marotta e Del Neri, ma avete fallito anche in questo, perché se quella della scorsa stagione è stata a livello sportivo l’annata più disastrosa per la Juventus, questa allora non avrebbe definizioni. Sono stati bravi, anzi bravissimi, perché sono riusciti, facendo ciò, davvero a compiere un miracolo sportivo: se Ferrara è riuscito nell’impresa di far rimpiangere Ranieri, Del Neri è riuscito quasi in quella di far rimpiangere Ferrara. E non dico altro.

Sull’altro aspetto della discussione, quello tattico, si potrebbero scrivere pagine e pagine, sull’incompetenza e i disastri di Del Neri. I giocatori sono quelli che sono (e la colpa di ciò è sua ma soprattutto di Marotta), ma anche lui non è da meno: da sempre è stato considerato un accanito per la fase difensiva, eppure la nostra sembra un colabrodo, fa acqua da tutte le parti, Bonucci e Chiellini sono irriconoscibili, Motta (anche espulso) e Traorè improponibili, per non parlare delle riserve. Ma la cosa più grave di tutte, a mio parere, è il non aver considerato Del Piero nelle ultime 5 partite (3 delle quali perse, e una di esse vinte grazie al breve apporto del capitano): ieri è stato finalmente rispolverato da titolare, e i risultati si sono visti: tanta qualità, due assist a Matri (al quinto centro in maglia bianconera, il 16° in stagione, l’unico a non risentire della crisi), giocate di classe e sacrificio, giocando tutto il secondo tempo da esterno destro, in seguito all’espulsione di Motta e alla cacciata di Krasic (visti i precedenti, ha preferito lui al capitano, non è voluto essere suicida in questo modo). E finalmente ieri aveva schierato un esterno anche a sinistra, Pepe, che è stato tra i migliori. Ma le voragini difensivi hanno dato vita ad una clamorosa rimonta dell’altra bianconera, quella sulla carta meno prestigiosa: Giaccherini si fa beffe di Bonucci e Chiellini, ma poi si mangia un gol incredibile ed impossibile da sbagliare, con la porta spalancata ed a 1 metro da essa. Avesse segnato, avrebbe sicuramente messo in luce un quadro più realistico, il 3-2 emiliano e l’ennesima disfatta bianconera, che forse ci avrebbe permesso di liberarci una volta per tutte dell’uomo di Aquileia; invece no, la dirigenza juventina è masochista, e vuole una batosta più netta per cacciare Del Neri. Che ieri, ancora una volta, ha fatto tutte le scelte al contrario: sul 2-1, nato da un rigore di Jimenez, provocato da una discesa di Parolo, che ha ottenuto il telepass dalla difesa juventina, steso da Buffon (su cui ci stava il rosso, ma Bergonzi ha voluto risparmiare il portiere bianconero dal suo tracollo definitivo, perché una serie espulsione-papera-espulsione Buffon non se la sarebbe potuta mai perdonare), ha sostituito Del Piero (migliore in campo, e con ancora tanta benzina in corpo) per uno neanche degno di essere vissuto calcisticamente parlando nell’era di Del Piero, tale Jorge Martinez. Il fallimento è stato anticipato dalla curva, che lo ha fischiato al momento del cambio. Ma come se non bastasse, il genio della panchina sostituisce l’altro migliore in campo, Alessandro Matri, per Iaquinta, che per l’ennesima volta travolge la Juventus: offre l’assist per Parolo, che con un diagonale perfetto alle spalle di Buffon insacca: è 2-2, e finisce qui. Commentare ancora altro è superfluo.

Voglio solo rendervi noto di una cosa: io, oramai, per la Juve, non sorrido più, non gioisco più (questo da tanto tempo), ma neanche mi deprimo, mi sconvolgo, mi dispiaccio. Oramai ho assorbito talmente tanto le feriti che perfino le cicatrici sono scomparse, e nel frattempo ho prodotto gli anticorpi per non soffrire più. E ringrazio Marotta e Del Neri per avermi fatto raggiungere questa sorta, di ecstasy, di piacere epicureo

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